Torre Garisenda

Torre Garisenda Bologna

Anche se manca una precisa documentazione in proposito, si può ritenere che la data di origine della torre Garisenda non si discosti molto da quella della vicina torre degli Asinelli, cioè gli ultimi decenni del secolo XI. Analoghi, infatti, sono i materiali utilizzati e simili le tecniche costruttive. Volendo prestar fede alle più antiche cronache cittadine, che ne parlano però quando essa aveva ormai quasi due secoli di vita, la si dovrebbe ritenere sorta per iniziativa di Oddo e Filippo Garisendi, al loro ritorno dalla prima crociata.

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Seguendo però un'ipotesi analoga a quella formulata per la vicina torre degli Asinelli, i Garisendi potrebbero essere stati in un primo momento gli affidatari di una torre costruita da una delle fazioni presenti in città sul finire del secolo XI, per poi divenirne possessori di fatto, e quindi proprietari a pieno titolo. La torre, ovviamente, sorse verticale, e raggiunse subito un'altezza di circa sessanta metri, che conservò fino alla metà del secolo XIV, quando la sua paurosa pendenza - conseguente a un cedimento della fondazione avvenuto probabilmente poco dopo il suo compimento e stabilizzatosi in un breve arco di tempo - ne consigliò la scapitozzatura per una dozzina di metri circa. Era quindi ancora drammaticamente incombente in tutta la sua altezza originaria, e con uno strapiombo ancor maggiore dell'attuale, quando Dante Alighieri ne trasferì l'immagine paurosa collegata a quella del gigante Anteo in atto di chinarsi verso di lui per farlo scendere nell'abisso della Caina. Che la torre pendesse pressappoco come oggi già verso la metà del Trecento lo attestano due singolari testimoni: i due grandi fori praticati sulla sua fronte meridionale come sedi per le travi principali del corridore di collegamento all'Asinelli, costruito in età viscontea: pur con tutte le approssimazioni del caso, quei fori si presentano oggi pressappoco al medesimo livello; segno certo, quindi, che da almeno sei secoli la torre non ha sensibilmente variato la sua pendenza. Nel secolo XVII la famiglia dei Garisendi si estingue, ma la loro torre era già da quasi un secolo di proprietà della Corporazione dei Drappieri, che la conserverà fino alla sua soppressione in età napoleonica. Dopo alcuni passaggi di proprietà la torre, divenuta comunale, nel 1887 viene liberata dalle casette che le erano state addossate e risarcita, alla base, con una nuova zoccolatura in blocchi di selenite. (Franco Bergonzoni) (F. Bocchi, Il Duecento, vol. II dell'Atlante storico di Bologna, a cura di F. Bocchi, Bologna 1995)

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