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Torre degli Asinelli Bologna

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Ancora non si può dire con certezza quando e da chi fu costruita. L'ipotesi più recente, suffragata dalla datazione di mattoni del primo tronco della torre col metodo della termo-luminescenza, colloca l'inizio della costruzione nell'ultimo ventennio del sec. XI: un tempo di forti tensioni fra l'Impero ed il Papato, con partigiani delle fazioni contrapposte arroccati nelle proprie torri. Si potrebbe così ipotizzare per l'Asinelli un affidamento all'omonima famiglia, che col placarsi delle tensioni politiche diventò un possesso di fatto, e quindi proprietà legale.

E, sempre secondo questa ipotesi, partecipando alla consorteria nobiliare che agli inizi del secolo XII diede vita al Comune, gli Asinelli avrebbero poi consentito la sopraelevazione della torre per una trentina di metri, per realizzare un efficiente osservatorio sulla città e sul territorio circostante. Una sorta di condominio, insomma, che col passare del tempo, e con il progressivo acquisto di parti della torre da una famiglia Asinelli decisamente in declino, avrebbe dato al Comune la piena proprietà della torre sul finire del sec. XIV. Sondaggi e misurazioni recenti, consentono di seguire con tutta certezza le fasi della costruzione della torre e molte delle sue vicende successive. Si iniziò con uno scavo profondo sei metri e mezzo, che raggiunse il terreno vergine argilloso subito consolidato con l'infissione di un gran numero di pali di legno. Su questi fu appoggiato un blocco di ciottoli e calce di circa cinquecento metri cubi, con una base quadrata di dieci metri di lato, pesante oltre mille tonnellate, dal quale - a un metro e mezzo dal piano di campagna - partì il primo tronco della torre: due pareti di mattoni e in mezzo ancora ciottoli e calce fino a circa sessanta metri d'altezza, analogamente ad altre torri coeve. Venne, infine, l'ulteriore sopraelevazione eseguita dal Comune, forse tutta in mattoni, fino all'altezza attuale; sulla cima, una piattaforma di legno accolse una campana e un braciere per le segnalazioni luminose notturne. Nella seconda metà del Trecento, all'epoca della signoria dei Visconti di Milano, la torre fu collegata alla vicina Garisenda, per mezzo di un corridore di legno, divenendo una fortezza aerea che da trenta metri d'altezza sorvegliava il centro della città. Si trattò quindi di un formidabile arnese militare per l'ordine pubblico e il controllo politico, che andò a fuoco dopo circa mezzo secolo di vita, sul finire del Trecento. Terremoti, fulmini, incendi e bombardamenti aerei hanno messo a dura prova l'Asinelli, senza però riuscire a scalfirne la stabilità. Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, gli incendi non furono il peggior nemico della torre e neppure i terremoti. Ben peggio erano i fulmini, che per oltre sette secoli s'accanirono sull'Asinelli, anche con danni molto gravi, fino all'installazione del primo parafulmine nel 1824. La torre è senz'altro affidabile. Si torce in continuazione per effetto dell'irraggiamento solare e vibra come una frusta sotto le raffiche dei venti più forti, ma resta ancora ben salda nonostante i suoi novecento anni di vita. (Franco Bergonzoni) (F. Bocchi, Il Duecento, vol. II dell'Atlante storico di Bologna, a cura di F. Bocchi, Bologna 1995)



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Le Due Torri
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