Il Rubicone ( etimo probabile: Rubeus e confinis = rosso confine, dal colore rosso cupo delle sue ghiaie, come scrive Sidonio Apollinare) era il limite che divideva la Gallia Cisalpina dall'Italia propriamente detta, il cui territorio agli effetti del governo militare era considerato alla pari del territorio di Roma. Nessun magistrato poteva varcarlo a capo di un esercito in armi, senza autorizzazione del Senato. Cesare, nonostante tale divieto e contro la deliberazione senatoriale che gli aveva ordinato di licenziare le truppe, lo attraversò col suo esercito nella notte dall' 2 al 12 gennaio del 49 a. C. (in realtà, 23 novembre del 50, essendo, allora, il calendario in avanzo).
Prima di prendere una decisione sí rischiosa, volle saggiare a Ravenna la volontà dei suoi soldati; confortato dal loro animo venne a Rimini con la XIII legione; qui radunò i tribuni della plebe che a lui erano accorsi; e chiamate le altre legioni, comandò loro che lo seguissero. Riporto per utilità del lettore il celebre passo del De bello civili (I, 8): « Cognita militum voluntate, Ariminum cum ea legione Proficiscitur; ibique tribunos plebis, qui ad eum confugerant convenit: reliquas legiones ex hibernis evocai, et subsequi jubet ». Cesare adunque non accenna minimamente al Rubicone e tanto meno ai dubitosi indugi sulle sue sponde, di cui parla Plutarco. Questi - val la pena di citare - dice infatti: « Comandò ai capitani ed ai centurioni, che con le sole spade, e senza verun'altra arma, dovessero occupare Ariminum, grande città della Celtica, astenendosi il più che potessero dalle uccisioni e dal suscitare tumulti. Mise quindi l'armata sotto la condotta di Ortensio ed egli passò la giornata in pubblico, stando a vedere gladiatori, che si esercitavano; e poco prima che si facesse notte, lavatosi ed acconciatosi il corpo, e trattenutosi per breve spazio con quei che aveva invitato a cena, facendo già intanto buio, si levò usando maniere piene di amorevolezza verso i convitati, e dicendo loro che si fermassero ivi aspettandolo, come fosse per tornar subito. Ad alcuni suoi amici aveva detto anticipatamente che gli tenessero dietro, non però tutti insieme, ma chi per una chi per altra strada; montato allora sopra una biga, mosse dapprima per una certa via, ma poscia piegato il corso alla volta di Ariminum, come giunto fu al Rubicone, che è quel fiume che separa la Gallia Cisalpina dal resto dell'Italia, cominciò a considerare seriamente la cosa quanto più andavasi avvicinando al grave pericolo. Agitato l'animo dalla grandezza dell'impresa, alla quale si cimentava, raffrenò il corso: e arrestatosi nel
Territorio compreso tra Alpi, Appennini e Adriatico, denominato in tal modo dai Romani, poiché abitato da popoli celtici, chiamati Galli, immigrati fra il VI e il IV sec. a.C., e dato che era situato "al di qua delle Alpi", al contrario dalla Gallia transalpina (Gallia). Il confine con l'Italia era delimitato presso Rimini dal fiume Rubicone. In seguito alla conquista romana (inizio del II sec. a.C.), il territorio divenne una provincia consolare; furono fondate colonie romane e lat. e si strinsero patti di alleanza con tribù celtiche. Sul piano giur. la G. fu romanizzata parzialmente nell'89 a.C., mentre in seguito la romanizzazione fu totale e la provincia venne unificata con l'Italia (42 a.C.). Valtellina, Bregaglia e Sottoceneri facevano parte dell'Italia. Augusto divise la G. in quattro regiones.
cammino, andava rivolgendo fra sé e sé molte cose, appigliandosi tacitamente ora ad uno, ora ad altro partito, cosicché il di lui consiglio si aggirò e si ravvolse fra moltissime deliberazioni; e stette pure lungamente perplesso, pensando insieme con gli amici presenti (c'era anche Asinio Pollione), e considerando quanti mali sarebbe per apportare a tutti gli uomini il suo passaggio, e quanto ne avrebbero ragionato pure i posteri. Infine ruppe gli indugi, e pronunciando quel motto che sogliono dire coloro che intraprendono imprese incerte e ardimentose, " Il dado è tratto" s'accinse a passare; e passato che fu, terminò il resto del cammino a briglia sciolta, e arrivò ad Ariminum, e l'occupò prima che facesse giorno... ». A quale corso d'acqua corrisponde oggi il Rubicone? È impossibile dare una risposta esatta. Sia perché gli scrittori classici che ne parlarono, pochi e in età tarda, non concordano fra di loro; sia perché l'identificazione del fiume famoso è oggi resa difficile dal diverso andamento dei corsi d'acqua rispetto a quello che doveva essere anticamente. La questione fu trattata dal Boccaccio, da Biondo Flavio, dal cardinale Adriano Castellense, da Scipione Chiararnonti, da Jano Planco, da Pasquale Amati, da Quirico Filopanti e da una serie a non finire di storiografi, archeologi, letterati italiani e stranieri. Corse perfino sangue fra Riminesi e Cesenati. Ad ogni modo tre sono i torrenti tra Cesena e Rimini che pretendono d'identificarsi col Rubicone: il Pisciatello, che nel suo corso piú alto prende il nome dialettale di Urgòn, corruzione, sembra, del nome antico (Rubicone = Rugone =- Urgòn); il Fiumicino, che scorre presso Savignano; piú a mezzogiorno, presso Santarcangelo di Romagna, l' Uso. Com'è noto, oggi si è dato ufficialmente il nome di Rubicone al Fiumicino (nei pressi di Cattolica), che rappresentava anche il confine meridionale del Comune riminese. Segno eloquente della riconoscenza che i Riminesi dimostrarono verso il grande imperatore, è la porta trionfale che in onore di lui eressero nel 27 a. C.