Rimini Dominio Bizantino e Alto Medioevo

Il dominio bizantino e l'Alto Medioevo: Primario nodo stradale, e perciò luogo di passaggio quasi obbligato, Rimini dovette sopportare a più riprese l'urto delle invasioni barbariche . Nei primi anni del 400 vi si accampò il visigoto Alarico, colui che mise a sacco Roma. Dopo la caduta dell'Impero d'Occidente (476 d.C.) la città e il territorio godettero di un periodo di relativa tranquillità durante il regno di Teodorico che nel 493 aveva conquistato Ravenna salpando proprio dal porto di Rimini.

Rimini Dominio Bizantino e Alto Medioevo

Alla morte di Teodorico, Giustiniano, ritenuti maturi i tempi per la riunificazione dell'impero, inviò a sottomettere l'Italia il più capace dei suoi generali, Belisario, cui si oppose il goto Vitige. Fu l'inizio della terribile guerra goto-bizantina, lunga quasi vent'anni (dal 535 al 553) e combattuta nel più totale disprezzo delle popolazioni che uscirono dal conflitto decimate e prostrate. Nel 538 Giovanni, ufficiale di Belisario, strappò Rimini ai Goti. Vitige la cinse d'assedio: della città oramai allo stremo giunse in soccorso Narsete che la liberò dalla stretta nemica.

Giustiniano

Giustiniano I nacque in un piccolo villaggio chiamato Tauresina (Tauresium), nell'Illiria (vicino all'odierna Skopje), nel 482, da Vigilantia, sorella del molto stimato generale Giustino, che fece carriera tra i gradi dell'esercito fino a diventare imperatore. Suo zio lo adottò assicurandogli l'educazione. Giustiniano completò il classico corso di studi, occupandosi di giurisprudenza e filosofia. La sua carriera militare fu contrassegnata da rapidi avanzamenti, ed un grande futuro si aprì per lui quando, nel 518, Giustino divenne imperatore. Giustiniano venne nominato console nel 521, e più tardi comandante dell'esercito d'oriente. Funse da reggente virtuale molto prima che Giustino lo rendesse imperatore associato il 1 aprile 527. Il 1 agosto dello stesso anno, per la morte di Giustino, Giustiniano restò l'unico imperatore. Il suo regno ebbe un impatto mondiale, costituendo un'epoca distinta della storia dell'Impero Bizantino e della Chiesa Ortodossa d'Oriente.

Era l'anno 539. Battaglie, assedi e saccheggi, perpetrati nel tempo, avevano innescato la spaventosa carestia che fece centinaia di migliaia di vittime, imbarbarendo i superstiti che, travolti da un senso di precarietà, cercavano di salvare i loro beni nascondendoli come piccoli tesori: è il caso del " tesoretto di piazza Cavour" ritrovato negli anni '60 del secolo scorso, con cucchiai d'argento e oggetti per l'abbigliamento e la cura della persona.

Procopio di Cesarea, autore di una cronaca vigorosa e impietosa, narra un episodio inquietante: due donne di un villaggio presso Rimini, proprietarie di una locanda, avrebbero ammazzato nel sonno, macellato e divorato diciassette malcapitati viandanti, per essere passate a fil di spada dal diciottesimo.

La guerra fra i Goti e i Bizantini si trascinò con alterne fortune. Nel 552 Rimini fu teatro di un memorabile episodio: il goto Usdrila, che occupava la città, non esitò a far smantellare l'ultima arcata del ponte di Tiberio per fermare l'esercito del generale bizantino Narsete diretto a Roma. La riaffermata dominazione bizantina diede un nuovo assetto politico-amministrativo al territorio. Rimini entrò a far parte - con Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona - della " pentapoli marittima" e, dal 591, fu retta da un duca. Due toponimi conservano il ricordo di questo periodo: "via Ducale" e "Castellaccia", rione così chiamato in ricordo del turrito palazzo del duca.

I bizantini, nonostante le ripetute scorrerie dei Longobardi, mantennero il controllo di queste terre fino all'VIII secolo, quando, intervenuto su richiesta del papa, il re franco Pipino donò, nel 756, le terre conquistate alla Chiesa.

Il titolo di duca, che venne a designare i governatori papali, nella seconda metà del X secolo, in conseguenza della riforma amministrativa di Carlo Magno, fu sostituito da quello di conte o comes ariminensium (o ariminensis), affiancato da altri magistrati tra cui il pater civitatis, carica che diede il nome alla nobile famiglia dei Parcitadi.

Rimini, pur lacerata da guerre e invasioni, si affaccia all'anno Mille riflettendo una marcata continuità con la tradizione romana, persistente nell'impianto urbano. Anche nei secoli in cui le vicende storiche ridussero la popolazione, il centro cittadino non restrinse il suo perimetro e mantenne un ruolo attivo, alimentato dai rapporti commerciali e dai prodotti del territorio.

Il raccordo fra città e campagna si realizzò nei borghi suburbani che crebbero intorno ai due monasteri benedettini intitolati a San Gaudenzio e ai Santi Pietro e Paolo, sorti rispettivamente lungo la via Flaminia e la via Emilia, alle soglie dell'abitato e di cui si hanno notizie dal IX secolo.

Negli isolati cittadini si dilatarono gli spazi occupati dagli orti e prevalsero abitazioni povere: le registrazioni del Codice Bavaro, suffragate dagli scavi archeologici, documentano case di legno, paglia e fango.

All'approdo di origine romana, posto al termine dell'antico cardo, si aggiunse, intorno al Mille, il porto sulla foce del Marecchia che aveva deviato il suo corso piegando a Nord: il mare, quale via di commerci e di azioni militari collegate all'attività del porto, concorse a mantenere vitale la città, favorendone la ripresa nel nuovo millennio.

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