Fascismo Rimini e Dopoguerra

Agli inizi del Novecento Rimini vide accentuarsi la separazione fra la città, connotata da un volto modesto e a tratti degradato, e il lido che ad ogni estate ospitava turisti raffinati provenienti da ogni parte dell'Europa, alla ricerca di piacere, salute e divertimento nell'" Ostenda d'Italia". Ma anche lo scenario delle feste e della vacanza si spense sotto la violenza della prima guerra mondiale che colpì Rimini proprio il giorno dell'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, quando la città fu cannoneggiata da un incrociatore austriaco.

Fascismo Rimini e Dopoguerra

Non solo: nel 1916 un violento terremoto danneggiò gravemente gli edifici. Il clima di fermento e di inquietudine del dopoguerra portò dapprima

Battaglia di Rimini

La Linea Gotica (ribattezzata "Linea Verde" nel giugno '44) era una linea fortificata lunga 320 Km. da Pesaro sull'Adriatico a Massa Carrara sul Tirreno, fitta di Torrette di Pantera e di cannoni, di rifugi in acciaio, di caverne scavate nella roccia, di profondi campi minati. Aveva 2.376 postazioni di mitragliatrice, 479 di cannoni anticarro, mortai e cannoni d'assalto, 120.000 metri di reticolati e molte miglia di fossati anticarro. La sua postazione principale sul fiume Foglia era preceduta da una zona di sicurezza e seguita a una ventina di chilometri dalla Linea Gotica n.2. L'offensiva di Alexander fu lanciata dallo stesso Churchill. Nella sua prima fase, quella decisiva, "la battaglia di Rimini", la più grande battaglia di mezzi mai combattuta in Italia, è una delle più cruciali (e ignorate) battaglia della 2ª Guerra Mondiale, combattuta da 1.200.000 soldati, da migliaia di aerei, cannoni e carri armati. Fu una gigantesca manovra a tenaglia combattuta dalla 8ª Armata britannica sull'Adriatico e dalla 5ª Armata US sugli

Linea Gotica

Appennini. Contro Rimini, già massacrata da 92 incursioni aeree, l'artiglieria alleata sparò 1.470.000 colpi di cannone (contro 1.200.000 a El Alamein e 500.000 a Cassino), e non si contano i grossi calibri delle navi e i colpi tedeschi, mentre gli aerei effettuarono 11.510 missioni, di cui 486 nel solo 18 settembre. Le perdite fino al 21 settembre, ammontarono a oltre 80.000 (compresi i civili), i mezzi corazzati danneggiati o distrutti nel solo settore adriatico furono 754. Complessivamente le perdite furono circa 100.000, italiani compresi. (Il 7 ottobre Alexander aveva calcolato 30.000 perdite alleate e 42.000 tedesche) La battaglia raggiunse il suo apice alla fine di settembre. Sfondate le Linee Gotiche n.1 e n.2, catturata Rimini porta della pianura padana e dei Balcani, infrante le difese nemiche sugli Appennini, gli alleati minacciavano di accerchiare e distruggere l'esercito tedesco in Romagna. Kesselring sentì di essere stato sconfitto e chiese a Hitler, per ben due volte, di abbandonare l'Italia. Gli Alleati stringevano già la vittoria in pugno ma gli Americani furono fermati a Monte Battaglia. Kesselring, il vincitore, sarà più tardi ricompensato con il comando supremo delle forze tedesche in occidente. Secondo le storie ufficiali internazionali l'offensiva della Linea Gotica termina con la battaglia di Rimini. Gli storici tedeschi la prolungano alla fine di ottobre. Il nostro studio introduce la "battaglia dei fiumi" come 2ª fase fino al 6 gennaio 1945. Complessivamente l'offensiva costò circa 200.000 perdite.

all'affermazione del socialismo, al governo della città con le elezioni del 1920, e quindi, due anni dopo, a seguito di continue violenze squadristiche (culminate, il 27 maggio, nell'eccidio di Santa Giustina), all'occupazione dei palazzi comunali da parte dei fascisti. La politica fascista favorì negli anni Trenta l'esplosione del turismo che, da fenomeno di élite, divenne di massa, aprendo all'italiano medio la possibilità delle vacanze al mare. Strumento di propaganda e di creazione del consenso popolare furono le colonie marine, grandi architetture di stile razionalista, che crebbero lungo il litorale da Cattolica a Bellaria. L'epoca fascista espresse anche un rinnovato interesse per il volto del centro storico, nell'intento di esaltare le origini romane di Rimini : ne fu segno eclatante, negli anni Trenta, l'isolamento dell'Arco di Augusto, esaltato al centro di un piazzale per la distruzione dei torrioni delle mura romane e delle case che vi si addossavano. Un capitolo tragico nella storia del secolo appena trascorso è quello della seconda guerra mondiale. Attraversata dalla Linea Gotica la città subì, dal 1 novembre del 1943, 373 bombardamenti aerei e 14 navali; il 25 agosto 1944 ebbe inizio la battaglia di Rimini per lo sfondamento della linea gotica, una delle più grandi battaglie del secondo conflitto. Rasa letteralmente al suolo, Rimini perse gran parte del patrimonio monumentale, artistico e storico. Il 35% dei fabbricati andò completamente distrutto, il 40% lesionato, intatto appena il 2%. Il coefficiente di distruzione - 82% - è il più alto d'Italia con stime di oltre 30 miliardi di lire di danni valutate nel 1946.
Il 21 settembre 1944 l'esercito alleato entrò in Rimini; il 16 agosto, nella piazza oggi intitolata ai Tre Martiri, erano stati impiccati i giovani partigiani riminesi Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani. La ricostruzione materiale, condotta con straordinaria energia e quasi a tappe forzate, consentì la rapida ripresa e il decollo di una città che già agli inizi degli anni Cinquanta può dirsi, a buon diritto, il più importante centro turistico europeo. Negli anni del boom economico Rimini conobbe una crescita demografica dovuta all'abbandono delle campagne a favore di un'attività che impegnava intere famiglie nella conduzione di bar, pensioni, balere e bagni alla base della fortuna e dell'immagine dell'ospitalità.

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