Fin dagli antichissimi tempi Rimini fu dotata del Porto. Ce lo assicurano il rostro di nave delle sue vetuste monete, un passo di Strabone (Rer. geogr., V, i, ii) e la piú recente documentazione monumentale. Non siamo in grado di stabilire se il porto fosse formato esclusivamente da un seno di mare o se invece vi concorresse anche il Marecchia. La seconda ipotesi pare più probabile. E interessante notare che nel 1807, in seguito alla rovina di una torre medievale, venne alla luce nell'area dell'attuale stazione ferroviaria, lo sprone flangiflutto del molo romano. Pertanto la linea del lido dovette essere di poco esterna alla cinta urbana; vale a dire dovette seguire, riferendoci alla odierna toponomastica, il percorso delle vie Santa Maria al Mare ed Oberdan.
Nel Medio Evo il Marecchia deviò corso; sicché prima del '200 Rimini si trovò ad avere due porti: quello vecchio, Portus Apisae, e quello nuovo, Portus Mariculae. Ma il primo andò sempre piú peggiorando per le terribili burrasche che tra il 1396 e il 1397 infuriarono su questa riviera, tanto da divenire inservibile; il secondo stesso non fu immune da danni. Pertanto si senti la necessità di dare al Marecchia una via piú breve e piú facilmente diretta al mare, e di fortificare l'ormai pericolante porto nuovo. Sicché il 26 aprile del 1400 Carlo Malatesta diede inizio a lavori di riattamento e nel 1417 incominciò la costruzione vera e propria del porto canale. In un bassorilievo del Tempio Malatestiano (cappella dei Pianeti) può vedersi com'era. Al cadere del
GIOVANNI BIANCHI dettto Jano Planco
Nacque a Rimini nel 1693. Fino agli undici anni studiò alla scuola dei Gesuiti, che abbandonò per seguire le sue multiformi curiosità e inclinazioni. A diciott'anni aveva già una portentosa erudizione, che mostrò nelle adunanze dell'accademia letteraria fondata dal vescovo Davìa. Nel 1717 partì per Bologna per studiare medicina, in cui si laureò. Dopo aver fatto esperienza in numerose città, gli fu offerta la cattedra di Anatomia all'Università di Siena. Uomo di temperamento sanguigno e di carattere spigoloso e litigioso, si fece più di un nemico. Perduta la cattedra, tornò a Rimini. Qui, nella sua casa, aprì una sorta di "libera Università", dove insegnò medicina e scienze naturali, fisica e astronomia, filosofia e antiquaria; furono suoi scolari i principali esponenti della cultura riminese del Settecento: dal Garampi al Battarra, dal Bonsi al Rosa. Nella sua casa formò anche un orto botanico, un museo di storia naturale e una raccolta archeologica. Nella sua casa, infine, riportò in vita e ospitò l'Accademia dei Lincei, assumendo il nome - ben noto - di Jano Planco. Fu in contatto epistolare coi maggiori scienziati e intellettuali europei: Voltaire, Morgagni, Vallisnieri, Algarotti, Frugoni, Apostolo Zeno e innumerevoli altri. Per suo precipuo - se non esclusivo - merito, Rimini divenne uno dei più avanzati poli culturali del secolo XVIII. Medico famoso (fu anche archiatra pontificio), Giovanni Bianchi pubblicò numerosi libri e opuscoli di medicina teorica e pratica, e inoltre di veterinaria, scienze naturali e varia erudizione. Morì a Rimini nel 1775.
Quattrocento le sponde e la bocca del porto subirono deterioramenti, aggravatisi nei due secoli successivi. Talché nel Settecento fu seguito il consiglio dell'illustre concittadino Giovanni Bianchi - meglio conosciuto col nome di Jano Planco - che, vista l'impossibilità per il momento di deviare il Marecchia, opinò doversi procedere al prolungamento dei moli. I moli, non piú in palizzate, ma in pilastri di cemento armato, furono ulteriormente prolungati nel nostro secolo; quello di ponente misura 360 metri, quello di levante 600. La deviazione del Marecchia nel nuovo alveo a nord della città, risale agli anni precedenti l'ultima guerra. La torre che serve da fanale fu eretta nel 1754, su disegno del riminese Giovan Francesco Buonamici. Recentemente fu alzata di qualche metro. Alla base di essa una targa marmorea ricorda il livello raggiunto dalle acque del Marecchia nella terribile piena del 23 settembre 1910.
Il successore di Augusto, Tiberio, portò a compimento nel 21 d. C. il grande ponte sul Marecchia che lo stesso Augusto aveva pensato di costruire e che forse incominciò. Dei rapporti dei successivi imperatori con la colonia riminese, la quale nel frattempo aveva eretto l'anfiteatro, un teatro ed altri edifici pubblici, ben poco sappiamo. Relativamente abbondanti invece le notizie sul progresso che vi fece il Cristianesimo. Il primo vescovo noto per ricordo espresso ed autorevole compare nel 313: si chiamava Stempio. Gli è attribuita la fondazione della cattedrale di S. Colomba. Naturalmente già prima di lui, almeno fin dal secolo III, il Cristianesimo si era diffuso nella nostra città, che ebbe persecuzioni e martiri. Di incerta data è il vescovo Gaudenzo, cui si attribuisce per patria Efeso. In onore di lui fu eretto, in località Lagomaggio, il piú antico santuario locale, che andò distrutto al principio del secolo scorso.