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La Via Popilia o Romea

La Via Popilia o Romea

La Via Popilia o Romea: Tra le vie consolari romane che piú impegna­rono le ricerche degli eruditi e dei cultori dell'archeologia e della topografia antica del nostro paese, non ultima per importanza scientifica è la via Popilia. A lungo se ne occuparono studiosi italiani e stranieri, primo fra tutti il Mommsen, allo scopo di fissarne l'anno di costruzione, l'autore, il tracciato. La Popilia era già delineata quanto a stationes e a relative distanze, nella. « Tavola picta » del Peutinger, in quella carta-itinerario cioè conservata nella biblioteca di Vienna che si fa risalire al IV o V secolo dopo Cristo.

Fu però la famosa pietra miliare di Adria, sco­perta nel secolo scorso nel confine setten­trionale dell'antica cinta di Adria, che accertò scientificamente

Aquileia

Aquileia fu fondata dai Romani come colonia militare nel 181 a.C. Fu dapprima baluardo contro l'invasione di popoli barbari e punto di partenza per spedizioni e conquiste militari. Grazie ad una buona rete viaria e ad un imponente porto fluviale, col tempo divenne sempre più importante per il suo commercio e per lo sviluppo di un artigianato assai raffinato (vetri, ambre, fictilia, gemme..). Raggiunse il suo apice sotto il dominio di Cesare Augusto (27 a.C. - 14 d.C.) divenendo capitale della X Regio 'Venetia et Histria' ed accelerando quel processo che ne avrebbe fatto una delle più importanti metropoli dell'Impero Romano. Durate i secoli successivi, guerre interne, scorrerie o rappresaglie esterne e rapide incursioni minacciarono la città che, coinvolta nella più ampia crisi dell'Impero, iniziò lentamente ad acquistare un volto nuovo divenendo, con l'arrivo del cristianesimo, centro di irradiazione missionaria e di organizzazione ecclesiastica.

la realtà storica della via Popilia. Il cippo, illustrato nel 1853 dal De Vit a Venezia e poi in Germania dal Ritschel, segna l'ottantunesimo miglio romano di una strada tracciata dal console Publio Popilio Lenate nell'anno romano 621, corrispondente al 132 innanzi l'era volgare. Ottantun miglia romane la distanza esatta da Adria a Rimini. Si ebbe pertanto la riprova, convalidata del resto da altre testimonianze archeologiche, toponomastiche e storico-geo­grafiche, che la Popilia collegava Aquileia con Rimini, passando per Altino, Adria, Ravenna.

Via soprattutto adriatica fu dunque la Popilia. Scorreva per lunghi tratti fra le paludi del delta padano (e per questo era in gran parte costruita in elevato), ma radeva, per altri, l'incanto del mare e penetrava nelle pinete. Assunse considerevole sviluppo e grande traf­fico quando Ravenna divenne capitale dell'Impero d'Occidente (402), e quando la laguna veneta cominciò a popolarsi degli sfug­giti alle orde barbariche di Alarico e di Attila. Fu poi percorsa dagli eserciti invasori e poi dalle torme dei pellegrini diretti ad limina apostolorum, alla lontana città del sogno, alla mistica Roma. L'originario nome fu perciò mutato dal popolo in Romea, ed anche in Via Reginia, Regina, Reina per­ché restaurata probabilmente da Galla Pla­cidia.

La Romea - il nome Popilia, per quanto classicamente piú esatto, è caduto in disuso - è strada oltreché piena di bellezze naturali, ricca di soste monumentali. A Rimini si entra in essa per il superbo ponte romano di Tiberio.

Tra Bellaria e Cesenatico si attraversa il Rubicone. A Cervia ci si allinea dapprima con la pineta cerviese, poi con quella cantata da Dante « in sul lito di Chiassi ». Qui vi aspet­tano gli incomparabili mosaici della basilica di Sant'Apollinare in Classe.

Galla Placidia

Aelia Galla Placidia principessa romana (circa 390 - 27 novembre 450), figlia dell'Imperatore Teodosio I (regno 378-395) e della sua seconda moglia Galla (374-394). Alla morte del padre, l'Impero romano fu diviso in una parte orientale, sotto Arcadio, ed una occidentale, governata da Onorio. Entrambi gli imperatori erano fratellastri di Galla, che rimase a vivere nel settore occidentale. Promessa sposa a Eucherio, figlio del generale Stilicone e della moglie Serena, figlia del fratello di Teodosio I, non convolò a nozze in seguito alla caduta in disgrazia del generale ed all'esecuzione dell'intera sua famiglia. Nel 410, nel corso del sacco di Roma operato dai Visigoti, fu presa in ostaggio dal loro re Alarico e alla sua morte sposò il suo successore Ataulfo divenendo così regina dei Visigoti. Da Ataulfo ebbe un figlio, Teodosio, che morì poco dopo la nascita. Ucciso Ataulfo (415), ed anche il suo successore Sigerico, il nuovo re Vallia stipulò con l'impero romano d'Occidente un trattato che prevedeva, tra le altre clausole, la restituzione di Galla Placidia, che, tornata in Italia, sposò Flavio Costanzo, generale di Onorio, poi imperatore col nome di Costanzo III (421, anno della sua nomina imperiale e della sua morte). Da lui ebbe una figlia, Justa Grata Honoria (nata 417 o 418) e un figlio, Flavio Placido Valentiniano (nato 419). Dopo la morte del secondo marito, coinvolta in conflitti tra i generali Castino e Bonifacio, privata dal fratello Onorio del titolo di augusta, fuggì con i propri figli a Costantinopoli (423), dove regnava il nipote Teodosio II, figlio di Arcadio. Nell'agosto dello stesso anno, alla morte senza eredi di Onorio, si aprì il problema della successione sul trono di Occidente. Giovanni Primicerio, incoronato in questa circostanza, non fu riconosciuto da Bisanzio, dove fu organizzata una spedizione militare per riportare a Ravenna Galla Placidia e Valentiniano, nel frattempo nominato cesare. Nel 425 Giovanni fu sconfitto, Valentiniano III divenne augusto e Galla Placidia tutrice del figlio fino alla maggiore età. Non è facile definire il suo atteggiamento negli anni di reggenza, anni caratterizzati dall'invasione vandala dell'Africa e dall'ascesa di Ezio, generalissimo dell'esercito romano, con cui ebbe rapporti difficili da tratteggiare. Galla Placidia morì a Roma il 27 novembre 450. Della sua vita si ricordano anche la fede cattolica fervente e intransigente, non disposta ad alcun compromesso con l'eresia ariana e con il paganesimo (punito ad esempio con la condanna a morte del mago Zosimo) e la committenza artistica, che si esplicò soprattutto a Ravenna, ed in particolare nell'edificazione del Mausoleo che ancora oggi porta il suo nome, Patrimoni dell'umanità protetto dall'UNESCO. (Foto ultima a destra)

Indi la Romea giunge a Ravenna. Nel per­corso interno della città vi fa sostare al Pa­lazzo di Teodorico, a Sant'Apollinare Nuovo, a San Giovanni Evangelista. Lasciata la Porta Serrata di Ravenna, la Romea corre a Sant'Alberto, corre alla fattoria Guiccioli dove mori Anita Garibaldi, e via via alle valli di Comacchio, nei cui pressi dorme da mil­lenni Spina. Per le stese vallive, eccoci a Pomposa che dall'alto della torre campanaria lancia il suo saluto all'infinito. Pochi chilo­metri dopo, siamo al castello estense della Mèsola e al bosco omonimo, ora ripopolato di cervi, di daini, di fagiani. Traversata Ariano, siamo giunti al Po. Di là la Romea si stende fino a Venezia.

La. Romea, ora, è risorta. Là, ove per l'innalza­mento del suolo prodotto dalle ripetute e prolungate alluvioni dei fiumi, là ove per la miseria dei tempi l'antico tracciato era seppel­lito, sconvolto, impaludato, ora si snoda un'arteria di gran traffico, ampia, solida, tecnicamente ardita.

Durante le guerre puniche Rimini rimase fe­dele alla Repubblica, e n'ebbe lodi e speciali privilegi dal Senato e dal Popolo romano. Nel 90 a.C. fu elevata a Municipio e iscritta alla tribú Aniensis. Silla l'occupò nell'82 e la mise a ferro e fuoco, non privandola tuttavia della cittadinanza. Costituitasi la Gallia Cisalpina in provincia, Rimini che fino allora era rimasta fuori dei confini d'Ita­lia , ne divenne la città più settentrionale. Sicché quando nel 49 a.C. all'inizio della seconda guerra civile, Giulio Cesare mosse alla volta di Roma, il primo Municipio dell'Italia legale che egli occupò, dopo aver varcato il Rubicone, fu Rimini


 
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