La Via Popilia o Romea: Tra le vie consolari romane che piú impegnarono le ricerche degli eruditi e dei cultori dell'archeologia e della topografia antica del nostro paese, non ultima per importanza scientifica è la via Popilia. A lungo se ne occuparono studiosi italiani e stranieri, primo fra tutti il Mommsen, allo scopo di fissarne l'anno di costruzione, l'autore, il tracciato. La Popilia era già delineata quanto a stationes e a relative distanze, nella. « Tavola picta » del Peutinger, in quella carta-itinerario cioè conservata nella biblioteca di Vienna che si fa risalire al IV o V secolo dopo Cristo.
Fu però la famosa pietra miliare di Adria, scoperta nel secolo scorso nel confine settentrionale dell'antica cinta di Adria, che accertò scientificamente
la realtà storica della via Popilia. Il cippo, illustrato nel 1853 dal De Vit a Venezia e poi in Germania dal Ritschel, segna l'ottantunesimo miglio romano di una strada tracciata dal console Publio Popilio Lenate nell'anno romano 621, corrispondente al 132 innanzi l'era volgare. Ottantun miglia romane la distanza esatta da Adria a Rimini. Si ebbe pertanto la riprova, convalidata del resto da altre testimonianze archeologiche, toponomastiche e storico-geografiche, che la Popilia collegava Aquileia con Rimini, passando per Altino, Adria, Ravenna.
Via soprattutto adriatica fu dunque la Popilia. Scorreva per lunghi tratti fra le paludi del delta padano (e per questo era in gran parte costruita in elevato), ma radeva, per altri, l'incanto del mare e penetrava nelle pinete. Assunse considerevole sviluppo e grande traffico quando Ravenna divenne capitale dell'Impero d'Occidente (402), e quando la laguna veneta cominciò a popolarsi degli sfuggiti alle orde barbariche di Alarico e di Attila. Fu poi percorsa dagli eserciti invasori e poi dalle torme dei pellegrini diretti ad limina apostolorum, alla lontana città del sogno, alla mistica Roma. L'originario nome fu perciò mutato dal popolo in Romea, ed anche in Via Reginia, Regina, Reina perché restaurata probabilmente da Galla Placidia.
La Romea - il nome Popilia, per quanto classicamente piú esatto, è caduto in disuso - è strada oltreché piena di bellezze naturali, ricca di soste monumentali. A Rimini si entra in essa per il superbo ponte romano di Tiberio.
Tra Bellaria e Cesenatico si attraversa il Rubicone. A Cervia ci si allinea dapprima con la pineta cerviese, poi con quella cantata da Dante « in sul lito di Chiassi ». Qui vi aspettano gli incomparabili mosaici della basilica di Sant'Apollinare in Classe.
Indi la Romea giunge a Ravenna. Nel percorso interno della città vi fa sostare al Palazzo di Teodorico, a Sant'Apollinare Nuovo, a San Giovanni Evangelista. Lasciata la Porta Serrata di Ravenna, la Romea corre a Sant'Alberto, corre alla fattoria Guiccioli dove mori Anita Garibaldi, e via via alle valli di Comacchio, nei cui pressi dorme da millenni Spina. Per le stese vallive, eccoci a Pomposa che dall'alto della torre campanaria lancia il suo saluto all'infinito. Pochi chilometri dopo, siamo al castello estense della Mèsola e al bosco omonimo, ora ripopolato di cervi, di daini, di fagiani. Traversata Ariano, siamo giunti al Po. Di là la Romea si stende fino a Venezia.
La. Romea, ora, è risorta. Là, ove per l'innalzamento del suolo prodotto dalle ripetute e prolungate alluvioni dei fiumi, là ove per la miseria dei tempi l'antico tracciato era seppellito, sconvolto, impaludato, ora si snoda un'arteria di gran traffico, ampia, solida, tecnicamente ardita.
Durante le guerre puniche Rimini rimase fedele alla Repubblica, e n'ebbe lodi e speciali privilegi dal Senato e dal Popolo romano. Nel 90 a.C. fu elevata a Municipio e iscritta alla tribú Aniensis. Silla l'occupò nell'82 e la mise a ferro e fuoco, non privandola tuttavia della cittadinanza. Costituitasi la Gallia Cisalpina in provincia, Rimini che fino allora era rimasta fuori dei confini d'Italia , ne divenne la città più settentrionale. Sicché quando nel 49 a.C. all'inizio della seconda guerra civile, Giulio Cesare mosse alla volta di Roma, il primo Municipio dell'Italia legale che egli occupò, dopo aver varcato il Rubicone, fu Rimini