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Storia Rimini

Storia Rimini

Storia Rimini: Rimini é città umbra, come lo attestano le numerose scoperte paletnologiche fatte nel suo territorio, e la sua fondazione é anteriore a quella di Roma.

Non si hanno notizie positive intorno ad una eventuale dominazione degli Etruschi, taluno però lo afferma; ne 1916 il Dott. V. Belli rinvenne fra i rottami di un cornicione di casa caduto per il terremoto una parte di una stele, la cui superficie é incisa con lettere in scrittura etrusca con influenze picene, e nel centro vi é raffigurata in rilievo un testa di guerriero rivolta a sinistra coperta di elmo, e da vanti ad essa si vede una cuspide di lancia.
Verso la seconda metà del IV secolo dalla fondazione di Roma, i Galli Senoni, occuparono Rimini e vi costituirono l'unica loro importantissima zecca ; e da qui guidati dal loro capitano Brenno, marciarono su Roma la incendiarono; ne concessero poi il riscatto col pagamento di molto oro, commisurato in base all' Aes grave riminese, che era a quei tempi la più pesante di tutte le monete fuse.

Nel 486 di Roma, i Galli Senoni furono sconfitti dai Romani, e perdettero Rimini, che, diventata dominio di Roma, indarno cercarono più volte di riprendere ; sin da allora Roma presidiò e favorì Rimini in ogni miglior modo perché ne riconobbe la grande importanza strategica e marinara.

Federico I Barbarossa

La autonomia comunale di Rimini fu riconosciuta nel 1157 da Federico Barbarossa e dal Papa e poi ribadita dall'imperatore Federico II. Alla fine del Duecento, per il sopravvento della famiglia guelfa dei Malatesta su quella ghibellina dei Parcitadi, la città trasformò il proprio governo da "comune" a "signoria".


Questa città fu in seguito per molto tempo centro di molte guerre, anche fra gli stessi consoli di Roma. Nel 534 di Roma, il censore Flaminio fece la grande via che unì Roma a Rimini, via che fu chiamata Flaminia; trentatré anni dopo M. Emilio Lepido la estese fino a Piacenza, e fu chiamata Emilia; il console Popilio Senate fece una terza strada litoranea da Rimini fino a Venezia, e questa nuova arteria fu detta Popilia.
Nel VI secolo dopo Cristo, Rimini subì invasioni da parte dei Goti, e fu occupata dai Greci che nel 567 costituirono l'esarcato di Ravenna, e creata la Pentapoli - che comprendeva Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona - prescelsero Rimini come sede; fu poi retta da propri Duchi fino a tutto il sec. VII.
Nel secolo VIII passò sotto il governo della Chiesa alle dipendenze di duchi e conti, ma fino al X secolo fu agitata da continue guerre, e solo col sorgere della potenza dei Malatesta, che da Verucchio si portarono a Rimini, questa poté assurgere ai più alti fastigi fino a raggiungere nel secolo XV, sotto Sigismondo, con l'appoggio della Chiesa, un prestigio pari a quello delle maggiori signorie d' Italia. Tale periodo storico - ricco di vicende fortunate e gloriose - merita sia ricordato un pò più diffusamente di quello che consentirebbe la necessaria brevità del cenno preposto a questa Guida. Ecco Perchè e possibile avere più informazioni seguendo questo link ( Storia dei Malatesta)
Federico I Barbarossa salito al trono Germanico (1152) ericevuta da Papa Adriano IV la sacra unzione e la corona, concesse a Rimini, nel 1157, magistratura autonoma e facoltà di batter moneta : nel 1200 circa Rimini divenne libero Comune. Da questo periodo di tempo ebbero inizio le asperrime lotte tra le famiglie guelfe Gambancerri e Malatesta da una parte, e le famiglie ghibelline Omodei e Parcitadi dall'altra: lotte che si chiusero nel 1295 con la vittoria dei Malatesta. Il capostipite della famiglia che si
stabilì in Rimini fu il il Malatesta da Verucchio (1212 -1312) dal quale discendono i figli: Giovanni lo Sciancato (1304), Paolo il Bello, Malatestino dall'Occhio (1317). Da Rimini la signoria di questa famiglia si estese in breve volgere di tempo, e per una durata di circa due secoli, su molte città della Romagna e delle Marche.

Nel 1354 Galeotto si impadronì di Ascoli Piceno, e ne imprigionò il Vescovo, provocando lo sdegno del Pontefice Innocenzo IV che, da Avignone, mandò il Cardinale spagnolo Egidio Albornoz per riconquistare alla Chiesa la Marca. Ma ogni minaccia riuscì vana, perché il Malatesta persistette nelle sue violenze contro città ed uomini rispettabili per dignità e dottrina delle Marche e degli Abruzzi.

Cardinale Egidio Albornoz: L'Albornoz, a questo punto, rivolse la sua attenzione al recupero della Marca di Ancona e della Romagna. Dopo essersi guadagnato l'appoggio di Gentile da Mogliano di Fermo e di Ridolfo da Varano di Camerino, iniziò le operazioni militari contro i due potenti Malatesta di Rimini. I Malatesta si allearono con il loro nemico Francesco degli Ordelaffi, che aveva usurpato una larga fetta di Romagna.


Dopo alterne vicende - avendo il Pontefice fatto ricorso all'aiuto del Doge di Venezia, del Re di Sicilia, degli Estensi, dei Visconti e di molti Comuni fra cui Venezia, Firenze, Perugia - per il valore di Rodolfo da Camerino, Galeotto Malatesta fu vinto fra Macerata ed Ancona e fatto prigioniero. Ma abilmente Galeotto (1356) fece atto di sottomissione al Pontefice, che a mezzo del suo Legato Cardinale Egidio Albornoz, concluse la pace coi Malatesta, i quali finirono col militare sotto le insegne della Chiesa, movendo alla conquista di Cesena, Forlì e Faenza tenute dagli Ordelaffi e dai Manfredi.
Il periodo certamente più fulgido di questa potente famiglia fu quello durante il quale visse Sigismondo Malatesta (1417-1468) che riassunse in sé i pregi, le alte virtù e i difetti dei suoi antenati : grande ingegno, dottrina, violenza, mecenatismo, ardire, scaltrezza, crudeltà; per quanto la sua vita fosse tutto un guerreggiare ora contro i Fiorentini, o il Duca di Milano, ora contro il Re di Napoli, o contro la Chiesa e i Veneziani, pure amò sempre di circondarsi di letterati ed artisti insigni.
Successore di Sigismondo fu il figlio Roberto, soprannominato il Magnifico, degno emulo del padre ; per assicurare la sua signoria uccise i membri della sua famiglia che aspiravano allo scettro. Morì nel 1483, essendo al servizio del Pontefice, dopo aver vinto il Duca Alfonso di Calabria.
Con Pandolfo IV, detto Pandolfaccio, incomincia la decadenza della signoria dei Malatesta; infatti il 10 ottobre 1500 il Duca Valentino Borgia abbatté la signoria malatestiana ; il Pandolfo riprese il potere il 6 agosto 1503, ma il 17 dicembre dello stesso anno vendette la città ai Veneziani, i quali nel 1509 la restituirono al Pontefice, sotto il cui dominio Rimini rimase quasi ininterrottamente fino alla sua annessione al Regno d' Italia (1860).
Di questo ultimo periodo storico meritano però speciale ricordo due importanti avvenimenti, l'uno riferentesi al celebre proclama emanato da Gioacchino Napoleone Murat in Rimini nel 1815 per sollevare il popolo contro gli Austriaci, proclama vibrante di entusiasmo e di fede nella redenzione della patria, e che così cominciava:
"Italiani ! l'ora è venuta che debbono compiersi gli alti destini d'Italia! La provvidenza vi chiama infine ad essere una nazione indipendente. Dall'Alpi allo stretto di Sicilla odasi un grido solo, l'indipendenza d'Italia!"
L' altro avvenimento si riferisce alla battaglia delle Celle (1831), episodio glorioso quanto sfortunato della insurrezione contro l'Austria.

Rimini dalla nascita al dopoguerra

La Nascita di Rimini: Le più recenti informazioni tratte dall'archeologia ci dicono che la presenza dell'uomo nei luoghi di Rimini risale già al periodo Paleolitico inferiore. Le prove più antiche sono emerse sul colle di Covignano, nell'entroterra riminese

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La Via Popilia o Romea

La Via Popilia o Romea: Tra le vie consolari romane che piú impegna­rono le ricerche degli eruditi e dei cultori dell'archeologia e della topografia antica del nostro paese, non ultima per importanza scientifica è la via Popilia. A lungo se ne occuparono studiosi italiani e stranieri, primo fra tutti il Mommsen, allo scopo di fissarne l'anno di costruzione, l'autore, il tracciato. La Popilia era già delineata quanto a stationes e a relative distanze, nella. «Tavola picta » del Peutinger, in quella carta-itinerario cioè conservata nella biblioteca di Vienna che si fa risalire al IV o V secolo dopo Cristo.

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Rubicone

Il Rubicone (etimo probabile: Rubeus e confinis = rosso confine, dal colore rosso cupo delle sue ghiaie, come scrive Sidonio Apollinare) era il limite che divideva la Gallia Cisalpina dall'Italia propriamente detta, il cui territorio agli effetti del governo militare era considerato alla pari del territorio di Roma. Nessun magistrato poteva varcarlo a capo di un esercito in armi, senza autorizzazione del Senato. Cesare, nonostante tale divieto e contro la deliberazione senatoriale che gli aveva ordinato di licenziare le truppe, lo attraversò col suo esercito nella notte dall' 2 al 12 gennaio del 49 a. C. (in realtà, 23 novembre del 50, essendo, allora, il calendario in avanzo).

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Porto Rimini

Fin dagli antichissimi tempi Rimini fu dotata del Porto. Ce lo assicurano il rostro di nave delle sue vetuste monete, un passo di Strabone (Rer. geogr., V, i, ii) e la piú recente do­cumentazione monumentale. Non siamo in grado di stabilire se il porto fosse formato esclusivamente da un seno di mare o se invece vi concorresse anche il Marecchia. La seconda ipotesi pare più probabile. E interessante notare che nel 1807, in seguito alla rovina di una torre medievale, venne alla luce nell'area dell'attuale stazione ferroviaria, lo sprone flangiflutto del molo romano. Per­tanto la linea del lido dovette essere di poco esterna alla cinta urbana; vale a dire dovette seguire, riferendoci alla odierna toponoma­stica, il percorso delle vie Santa Maria al Mare ed Oberdan.

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Concilio Ecumenico

Nel 1325 Ario fu condannato nel Concilio di Nivea, presieduto dal vescovo Osio in nome di papa Silvestro, presenti Costantino e trecentodiciotto vescovi. La sconfitta degli eretici non fu però definitiva, tanto piú che il successore di Costantino, Costanzo II (337-361), era dichiaratamente favorevole al par­tito degli ariani.

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