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Valle del Marecchia

Valle del Marecchia

Valle del Marecchia: Il territorio fra Pennabilli e Verucchio è molto interessante per le testimonianze di storia e d'arte che ancora conserva. Subito ai piedi di Pennabilli, fra la moderna strada e il Marecchia, c'è la pieve di San Pietro in Messa, romanica (XII secolo), tutta in pietra, con un interno a tre navate e una bella facciata. Nel 1200 Giovanni Malatesta donò alcuni terreni a questa pieve. Di là dal fiume si potrà visitare l'affascinante paese di Petrella Guidi, ora quasi disabitato ma quasi intatto nella sua struttura medievale, dominato da una rocca in rovina con una grande torre costruita dai Tiberti fra il XII e il XIII secolo.

Rocca San Leo

Sulla punta più alta della rupe, dove sorge la città d'arte di San Leo, si trova la bellissima Rocca che sovrasta il paese. L'edificio, antica fortezza militare, è un tutt'uno con la cuspide rocciosa sulla quale è costruito

Sui muri di questa torre resiste ancora in molti punti l'originale intonaco candido, a testimoniare che le antiche fortificazioni erano intonacate e dipinte, e si rendevano ben visibili nel paesaggio anche per i loro colori, che in genere rispecchiavano quelli araldici della famiglia che li possedeva. Sulla porta delle mura conserva uno stemma malatestiano (di

Galeotto) affiancato da uno stemma degli Oliva, che lo tennero con la protezione dei Malatesti fino all'inizio del Quattrocento, e uno stemma della Chiesa (le chiavi incrociate). Procedendo oltre Petrella per la piccola strada si raggiunge, al di là del crinale, Sant'Agata Feltria, nella valle del Savio, con una bella rocca malatestiana costruita su un roccione (il ?Sasso del lupo?), modificata da Federico da Montefeltro, cui si deve l'aggiunta di un bastione progettato da Francesco di Giorgio Martini, e soprelevata dai Fregoso, che ne furono gli ultimi feudatari. Chi da Pennabilli scende per la vallata del Marecchia, dopo Novafeltria vedrà sulla destra il monte di Maioletto, coronato dai resti di una rocca malatestiana di cui rimangono solo una cortina e due bastioni poligonali a scarpa, distrutta nel 1639 da un fulmine che colpì il magazzino delle polveri da sparo. Maiolo, il borgo fortificato che sorgeva sotto la sua protezione sul fianco del monte, variamente conteso dai Faggiolani, dal Vescovo del Montefeltro, dalla Chiesa, dai Malatesti e dai Montefeltro, è stato completamente distrutto da una frana il 29 maggio 1700: la ferita provocata dalla frana è ancora ben visibile sul fianco del monte. Poco più avanti, dalla strada ormai pianeggiante che segue il largo letto del fiume si gode una stupenda veduta di San Leo, costruita su una rupe calcarea dai fianchi scoscesi, dominata da una rocca pressoché imprendibile riformata da Francesco di Giorgio Martini per Federico da Montefeltro. San Leo, l'antico Mons Feretri, è in un certo senso la capitale ?storica' del Montefeltro, a cui ha dato il nome, e forse il luogo d'origine della casata dei Montefeltro, che per tutto il Trecento e il Quattrocento l'hanno contesa ai Malatesti. Certo si tratta di un luogo di grande importanza strategica per il dominio

Torriana

Il nome Scorticata venne cambiato da Benito Mussolini nel 1938 in Torriana. Sul finire degli anni '70, Torriana inglobò Montebello, oggi sua frazione, dal comune di Sogliano al Rubicone

dell'entroterra, e per questo fu al centro di lunghi scontri fra Longobardi e

Bizantini. Va ricordato che proprio a San Leo si è conclusa la lotta di Berengario II contro l'imperatore Ottone I, che il 26 dicembre del 963, dopo un lunghissimo assedio, riuscì a conquistare la città e a catturarlo. Oltre e più che nella rocca, a San Leo i segni del più genuino Medio Evo vanno ricercati nella Pieve e nella Cattedrale, splendidi esempi di architettura romanica. Sulla strada che affianca il fiume Marecchia (la strada Marecchiese) sorvegliano la parte riminese e romagnola della valle due rupi pittoresche: quelle di Pietracuta e di Saiano. Quest'ultima si presenta come uno scoglio alto nel greto del fiume; vi sorgono una antica chiesa dedicata alla Madonna, con un presbiterio a trifoglio (in cui sono affreschi rinascimentali, purtroppo lacunosi) che ricorda le ?celle tricore? bizantine, e una grande torre dal bel paramento in conci d'arenaria, cilindrica come i campanili ravennati. Le torri cilindriche non sono rare nel Montefeltro e, nonostante si rifacciano ad una tipologia romana e bizantina, non sembrano essere più antiche del XIII secolo. Ne esistono nei comuni di Pennabilli (Maciano), di Casteldelci (Torre di Monte), di Badia Tedalda (Cicognaia), di Montegrimano (Ca' Manente), di Sestino (Monte Romano), di Borgopace (Torre di San Martino). Ma quasi a segnare con un vero ?termine? il confine tra il Montefeltro e la Romagna, poco più avanti si trova un altro sbarramento fortificato: è costituito dalle colline di Verucchio e di Scorticata (ora Torriana) sulle opposte sponde della valle, attrezzate proprio per rendere invalicabile il passaggio e per inviare a Rimini informazioni (con fuochi e fumi) sul vastissimo territorio che riescono a sorvegliare, tanto verso il mare che verso le colline romagnole e marchigiane e San Marino. La torre di Scorticata, dipendente dalla rocca sottostante, riusciva a comunicare tramite la vicina rocca di Montebello fino a San Giovanni in Galilea, attivando tutta una catena di rocche e castelli fra le valli dell'Uso e del Rubicone e Rimini. Sarà

Castello Torriana

Dell'antica costruzione che occupava il cucuzzolo più alto del monte, restano una bella porta d'accesso, due grandi torrioni circolari, una cisterna, parte delle mura e del maschio. Una leggenda vuole che nei recessi della Rocca venisse trucidato nel 1304 Gianciotto Malatesta, lo stesso che anni prima, folle di gelosia, aveva ucciso la moglie Francesca da Rimini e il proprio fratello, Paolo, gli amanti sfortunati celebrati da Dante nella Divina Commedia.

bene attraversare il Marecchia a Ponte Verucchio per salire fino a

Torriana e a Montebello, che è un grazioso paese con una rocca interessante, più volte rimaneggiata (dei marchesi di Bagno), che vale la pena visitare per le sue strutture e per i magnifici scorci paesaggistici sulla valle del Marecchia e sulla valle dell'Uso che offre dagli spalti. Poi si potrà discendere la valle rimanendo sulla sinistra del fiume, in un paesaggio che diviene subito dolce. Si incontrerà a sinistra Poggioberni con il Palazzo Marcosanti, che domina la strada da una breve altura: in origine era una fattoria fortificata dei Malatesti, e conserva ancora una parte della struttura trecentesca. Si vedano la bella scarpata e i portali ogivali in pietra e in cotto, al centro del corpo principale regolarizzato nel Seicento, e la grande corte. Un po' più a valle e ormai completamente in pianura, si scorge la bellissima torre duecentesca dei Battagli (una delle famiglie importanti del Medioevo riminese), coronata da merli ghibellini. La torre difendeva una fattoria fortificata (detta ?tomba?), cioè un recinto murato con le abitazioni dei contadini, le stalle e soprattutto i magazzini per la custodia dei raccolti e il ricovero degli attrezzi; naturalmente sorgeva al centro di un vasto possedimento agrario. A pochi chilometri è Santarcangelo, costruita su una collina fra il Marecchia e l'Uso; per la sua edilizia modesta, le sue stradine pittoresche che si inerpicano sul colle e si aprono in silenziose piazzette, è una delle cittadine meglio conservate e più piacevoli della zona. Il nucleo antico è ancora in gran parte racchiuso dalla cinta muraria quattrocentesca, restaurata e in parte rifatta nel 1447 da Sigismondo, che vi fece apporre delle epigrafi marmoree; a lui spetta anche la costruzione della rocca, sorta ad un'estremità del colle accanto ad una grande torre voluta da Carlo Malatesta nel 1386. Questa torre era altissima, anzi una delle meraviglie d'Italia per la sua altezza, secondo gli scrittori del tempo. Continuava a meravigliare per la sua imponenza e bellezza anche mezzo secolo dopo; ma ormai gli assedi si facevano più con le bombarde di bronzo che con le catapulte di legno, e Sigismondo non esitò a farla

Castello-Montebello

Montebello è nota per il suo castello appartenente alla famiglia dei conti di Bagno dove, agli inizi dell'800, si celebrarono le gesta del bandito Tommaso Rinaldini, detto "Mason dla Blona" poi decapitato, a Ravenna dalle truppe papaline.

abbassare: ne uti lizzò la parte inferiore come mastio angolare per una nuova rocca (in parte costruita col materiale ottenuto dalla demolizione) di forma quadrangolare con torrioni poligonali, in grado di ospitare una buona guarnigione: come comportava l'irrequietezza, l'insofferenza dei santarcangiolesi nei confronti della signoria malatestiana, e la necessità di sorvegliare continuamente il corso inferiore del Marecchia e dell'Uso e la via Emilia in prossimità di Rimini. Anche questa rocca, che purtroppo ha completamente perduto il suo coronamento di beccatelli e di merli, è ornata da iscrizioni in bei caratteri epigrafici antichi e in latino, secondo una moda umanistica che proprio allora cominciava ad affermarsi. Dal cortile, con un pittoresco acciottolato sotto cui esiste una cisterna medievale ancora funzionante, si può accedere al mastio, che è la base della grande torre trecentesca di

Carlo Malatesta, con una parte delle sue antiche scale a chiocciola nascoste nelle enormi murature: esse permettevano comunicazioni indipendenti ai vari piani (ne sono superstiti quattro). In una sala di questa torre all'alba del 10 ottobre 1432 morì, ad appena ventun anni, Galeotto Roberto Malatesta, detto il beato, nipote e successore di Carlo e fratello di Sigismondo e Malatesta Novello. Alcuni fantasiosi scrittori ottocenteschi hanno ambientato qui le vicende che portarono al ?delitto d'onore? di Gianciotto, cioè all'uccisione di Paolo il bello e di Francesca da Rimini. Il paesaggio che si gode dalla terrazza del mastio, su cui svettava fino a poco tempo fa un cipressetto pittoresco quanto dannosissimo per la coesione della muratura, è magnifico: la valle del Marecchia si apre ampia fino alle colline e a San Marino da una parte, fino a Cesena e al mare dall'altra. Vicino al fiume l'attento osservatore potrà scorgere la Pieve, una basilica bizantina ad unica navata sorta nel VI secolo accanto all'abitato romano: è la pieve più antica e meglio conservata di tutta la Romagna.


 
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