Territorio Malatestiano

Territorio Malatestiano

Territorio Malatestiano: Sembra che il mecenatismo malatestiano si sia esercitato unicamente, o soprattutto, nelle capitali e nei centri maggiori dello stato. Oltre che a Rimini se ne trovano tracce a Cesena, a Pesaro, a Fano, a Fossombrone, a Senigallia; e anche assai più lontano, cioè a Bergamo e a Brescia, città malatestiane solo per pochi decenni.

Jacopo Avanzi

Jacopo Avanzi, particolare di una "Battaglia di cavalieri" (c. 1370), affresco nella rocca malatestiana di Montefiore.

Ma nel territorio riminese sono costituite quasi esclusivamente da rocche e da castelli, cioè da architetture di carattere militare, presenti un po' ovunque alla periferia dei paesi o sulla cima delle colline. Le vie delle valli del Marecchia e del Conca costituiscono due facili e perfettissimi itinerari per rendersi conto delle loro caratteristiche. Spesso, tuttavia, questi edifici ospitarono personaggi illustri; e in essi nacquero o morirono alcuni dei Malatesti: dunque non avevano solo una funzione difensiva e di presidio del territorio, ma anche di residenza, sia pure temporanea, e di rappresentanza. Da più fonti sappiamo che la rocca di Mondaino è stata più volte sede di incontri diplomatici; che quelle di Gradara, di San Giovanni in Marignano e di Saludecio ospitarono frequentemente la corte che voleva "cambiare aria"; che le rocche della Valconca, soprattutto quella di Montefiore, erano le preferite per la caccia. A Montescudo e a Saludecio gli appartamenti privati del signore erano sempre pronti, come del resto in quasi tutti gli altri castelli maggiori. Tutto questo avrà significato la presenza nel territorio di arredi, suppellettili, opere d'arte di una certa qualità e di un certo valore, e un qualche movimento di artisti e di artigiani. Ma non ne rimane più traccia, e non se scorgono riflessi di sorta. Una piacevole eccezione è costituita dai frammenti di affreschi della rocca di Montefiore, dovuti a Malatesta Ungaro, eseguiti dal bolognese Jacopo Avanzi intorno al 1370 in una sala detta "dell'Imperatore", tutta decorata con figure ed episodi della storia romana. Anche se in alcuni casi dotate di appartamenti sontuosamente ornati e forse confortevoli, ma certo inaccessibili alla maggioranza dei sudditi, gli edifici dei signori si mostravano con un volto arcigno e ostentavano soprattutto la loro mole poderosa, che per grandezza e forma incuteva rispetto, e forse anche paura. Nemmeno le famiglie locali

Crocifisso del Trecento

Pittore riminese del Trecento, Crocifisso, nella Collegiata di Verucchio

facoltose e nobili sembrano aver lasciato traccia di un qualche gesto consistente di mecenatismo artistico nel territorio, in epoca malatestiana: forse perché, anche se mantenevano possedimenti e interessi patrimoniali nel "contado", dalle leggi statutarie riminesi erano costrette a risiedere in città, dove potevano essere più facilmente controllate dal signore.Al di fuori delle rocche e dei castelli la presenza malatestiana è dunque difficilmente percepibile nell'entroterra riminese. Può darsi che nelle antiche chiese degli ordini mendicanti, che i Malatesti protessero fin dal Duecento, esistessero opere riconducibili al loro mecenatismo; ma gli edifici sacri di struttura medievale sono ormai pochissimi, perché o sono stati abbandonati e quindi sono crollati, o sono stati rifatti (quasi sempre nel corso del Settecento) con tutte le loro suppellettili. Ora le testimonianze più importanti d'arte sacra del Medioevo nel territorio di Rimini si limitano a qualche prezioso crocifisso dipinto su tavola dai pittori riminesi della prima metà del Trecento. Se ne possono trovare di splendidi e ben conservati a Montefiore, a Misano, a Verucchio, a Santarcangelo. Il più antico è forse quello della parrocchiale di Talamello, che proviene da un'antica chiesa agostiniana e che è stato lungamente attribuito a Giotto, ma è opera di Giovanni da Rimini all'inizio del Trecento. Il più recente è quello della Collegiata di Verucchio, di provenienza pure agostiniana, firmato dal pittore veneziano Nicolò di Pietro e datato al 1404. Per queste opere, comunque, non è possibile ipotizzare con qualche fondamento una committenza malatestiana. A proposito di Verucchio, si noti che nella sua Collegiata ottocentesca le navatelle sono curiosamente dominate dalle effigi in stucco di Malatesta da Verucchio e di Sigismondo Malatesta, benché non abbiano goduto né in vita né in morte di una buona reputazione; ma qui vengono un po' assimilati (e venerati) ai lari e ai penati. Uno stemma malatestiano che farebbe presumere una committenza malatestiana compare nella decorazione di una cappella a

Andrea della Robbia

Andrea della Robbia, Madonna con il Bambino nella chiesa di Santa Maria d?Antico di Maiolo (Pu).

Talamello (vicino al cimitero), che vale assolutamente la pena vedere. Tuttavia non si tratta di una iniziativa dei signori di Rimini, ma del vescovo del Montefeltro Giovanni Seclani, un francescano amico e aderente dei Malatesti, dei quali usò lo stemma (ben visibile al centro di una lunetta). Tutta la decorazione è opera del ferrarese Antonio Alberti ed è databile intorno al 1437. Nella crociera, dipinta in uno splendido azzurro, sono raffigurati i quattro Evangelisti; nelle lunette l'Adorazione dei Magi, l'Annunciazione, la Presentazione di Gesù al tempio. Più in basso dodici fra santi e sante, e sull'altare una Madonna dell'Umiltà con il committente fra due santi. Specialmente le vele della semplice volta gotica hanno perduto una parte dei loro intonaci colorati, ma l'effetto d'insieme rimane ugualmente straordinario per la sua gentile e un po' rustica sontuosità e per la vivacità delle scene che rappresentano il mondo cortese contemporaneo, ingenuamente ritenuto dall'artista un modello di perfezione. Un affresco simile, ma frammentario, forse dovuto a un seguace dell'Alberti, si trova nella chiesa di San Cristoforo a Pennabilli (raffigura l' Annunciazione e la Madonna con il Bambino), racchiuso in una bella edicola rinascimentale di gusto urbinate (1528). Lungo la strada del Marecchia c'è un'altra chiesa rinascimentale che vale la pena vedere: Santa Maria d'Antico, con un portale ornato da una bella lunetta quattrocentesca in cui è scolpita un'arcaizzante Madonna della Misericordia. L'ornato presbiterio, con paraste, cornici e cassettoni in pietra, è di armoniosa architettura rinascimentale (1484-1504) e rimanda a modelli urbinati: al centro vi risplende una candida, dolcissima Madonna con il Bambino in maiolica attribuita ad Andrea della Robbia. Questi lavori si debbono all'interessamento dei conti Oliva di Piagnano, per molti anni fedeli alleati dei Malatesti.