Storia dei Malatesta: la storia della famiglia che ha governato Rimini nel periodo tra Medioevo e Rinascimento....storia ricca di amori, tradimenti e battaglie con i vicini rivali dei Montefeltro. Tratto da opuscolo della provincia di Rimini di Pier Giorgio Pasini
Non occorre essere viaggiatori particolarmente attenti per imbattersi in testimonianze malatestiane in Lombardia e nel Veneto, in Emilia e nelle Marche e, naturalmente, soprattutto in Romagna. Chi va per musei troverà anche più lontano opere d'arte dovute al
mecenatismo malatestiano, e non solo in Italia, ma un po' ovunque, nel vecchio e nel nuovo continente. Il fatto è che verso la fine del Medioevo la signoria malatestiana è stata, insieme a quella viscontea e scaligera, una delle maggiori della penisola, con addentellati e parentele presso le principali corti italiane e straniere, e con ambizioni di mecenatismo che l'hanno fatta gareggiare con quelle degli Este e dei Gonzaga, dei Medici e dei Montefeltro. Una signoria sorta all'interno dei domini pontifici, e quindi spesso in contrasto con gli interessi politici ed economici del papato, durata quasi tre secoli: stroncata nella seconda metà del Quattrocento dall'opposizione ferma appunto del papato, interessato a mettere ordine e a riportare la quiete nei suoi domini. È probabile che Malatesta sia stato in origine un semplice 'soprannome' che qualificava - certo non benevolmente - qualche personaggio particolarmente ostinato o cattivo; divenne poi un nome proprio, e così ricorrente da essere attribuito all'insieme della famiglia (al singolare o al plurale: 'i Malatesti'): in maniera abbastanza appropriata in verità, perché nelle vicende malatestiane gli episodi di crudeltà (una crudeltà spesso efferata e lucidamente pianificata) sono frequenti e rivolti contro tutti coloro - anche parenti stretti e dei rami collaterali - che potevano insidiare (o che realmente insidiavano) il potere del gruppo egemone. I Malatesti furono prima di tutto soldati, anzi condottieri, come dichiara anche il loro stemma più antico e principale: uno scudo con tre bande a scacchi, che
Silvio, figlio di Enea, uno dei presunti progenitori dei Malatesta, in un affresco trecentesco della rocca malatestiana di Montefiore.
allude chiaramente al 'gioco della guerra'. Alle armi erano affidate le loro fortune politiche ed economiche; la guerra, soprattutto quella di condotta (cioè fatta per altri), era fonte di grandi entrate, indispensabili sia per poter versare l'annuo tributo alle casse papali - a cui i Malatesti erano tenuti in quanto 'vicari' (oggi potremmo dire: affittuari o concessionari) - sia per far fronte alle esigenze di una corte sempre piùgrande e raffinata e ad atti di mecenatismo dovuti, oltre che a sincero amore per l'arte, ad esigenze di rappresentanza, di prestigio, di propaganda. Dunque i Malatesti furono prima di tutto condottieri; ma nella lunga storia della famiglia, specialmente dalla metà del Trecento, si incontrano spesso personaggi con notevoli interessi culturali e di singolare levatura culturale: per esempio
Pandolfo II,
del ramo pesarese, che amò le lettere e fu amico di Francesco Petrarca, conosciuto alla corte carrarese di Padova nel 1361; o suo figlio Malatesta, che fu detto "dei sonetti". Invece Galeotto Malatesta, signore di Rimini, detto Malatesta Ungaro per essere stato fatto cavaliere da Ludovico d'Angiò re d'Ungheria (1348), fu avventuroso e curioso viaggiatore: si recò in Terra Santa e presso la curia papale d'Avignone, e poi in Francia, in Fiandra, in Inghilterra. Lo zio di Pandolfo II e di Malatesta Ungaro, Galeotto, era celebre per il suo valore nelle armi e per la sua saggezza: nel 1368 Urbano V lo elevò alla dignità i senatore di Roma; in prime nozze (1323) aveva sposato Elise de la Villette, nipote del governatore pontificio della Marca, Amelio di Lautrec. Non
Biblioteca Malatestiana a Cesena.
bisogna poi dimenticare Carlo Malatesta, signore di Rimini dal 1385 al 1429, che ebbe una parte notevole nella composizione del grande "scisma d'Occidente" e che ospitò a Rimini il legittimo pontefice, Gregorio XII ("dando per alcun tempo alla città non soltanto la dignità di capitale della signoria malatestiana, ma quella assai più ambiziosa di capitale del mondo cattolico", come osservava lo storico Gino Franceschini). Suo fratello Pandolfo III, signore di Brescia, Bergamo e Fano, si era fatto scrivere e miniare libri sontuosi e aveva fatto decorare la sua residenza bresciana da Gentile da Fabriano (1414-1418). È quasi inutile infine ricordare, tanto è noto, il mecenatismo dei suoi figli Sigismondo e Malatesta Novello, che tra l'altro fruttò due grandi opere ancora esistenti: il Tempio Malatestiano a Rimini e la Biblioteca Malatestiana a Cesena. Nelle città e soprattutto nelle corti malatestiane per più di un secolo, a partire dagli anni centrali del Trecento, ha circolato una cultura cosmopolita, vivace, ricca di apporti e di realizzazioni.