Monasteri Rimini

Monasteri Rimini

Nelle carte altomedievali riminesi ci si imbatte frequentemente nella citazione di monasteri, ma in genere si trattava di piccole chiese così chiamate perché affidate a un solo sacerdote o, se localizzate nelle campagne, di piccoli eremitaggi. Nel territorio riminese le prime comunità di monaci che facevano vita "regolata" sono state benedettine.

Rimini vantava due importanti abbazie benedettine, poste appena fuori città, accanto ai suoi due ingressi principali: quella di San Pietro al centro del borgo San Giuliano, all'inizio della via Emilia, e quella di San Gaudenzo ai margini del borgo San Giovanni, alla fine della via Flaminia. Della seconda - sorta accanto ad un'antica necropoli pagana e cristiana - non rimane più traccia dopo le demolizioni seguite alle soppressioni napoleoniche. Della prima è superstite la chiesa, ora parrocchiale con il titolo di San Giuliano: è di gusto decisamente veneto ed è caratterizzata da una gran volta a botte che conferisce allo spazio una notevole solennità. È stata completamente rifatta nel XVI secolo dai monaci di San Giorgio in Alga, ai quali si deve la pala di Paolo Veronese con il martirio del Santo (1587) conservata nell'abside al centro di una imponente cornice architettonica lignea tutta dorata. Nella terza cappella di sinistra è esposto uno splendido polittico di Bittino da Faenza (1409) che racconta la leggenda di San Giuliano e della traslazione del suo corpo in una grande arca romana (ancora conservata dietro all'altare) dall'Istria fino alla costa riminese. Nelle altre cappelle sono pregevoli dipinti seicenteschi, tra i quali risaltano due pale di Elisabetta Sirani (L'Annunciazione) e di Pietro Ricchi (La consegna delle chiavi a San Pietro, 1649). Assai meno antica era una terza abbazia benedettina, ma del "ramo" degli Olivetani (i "monaci bianchi"), che sorgeva sul colle di Covignano presso Rimini; ne è superstite solo la chiesa, ora nota col titolo parrocchiale di San Fortunato. Era stata fondata all'inizio del XV secolo da Carlo Malatesta, e grazie alla protezione dei Malatesti in breve tempo aveva esteso i suoi possedimenti e diritti su molti luoghi del territorio, acquisendo anche l'antico monastero di San Gregorio in Conca con tutte le sue pertinenze. La chiesa ha subito

Abbazia benedettina

i resti dell?abbazia benedettina di San Giorgio in Conca a Morciano.

nei secoli trasformazioni rilevanti, ma conserva ancora l'impianto e la facciata del Quattrocento, un bel soffitto rinascimentale e una cappella con ottimi affreschi del 1512, attribuibili al pittore Girolamo Marchesi da Cotignola: nello stesso 1512 nel monastero attiguo alla chiesa veniva ospitato il pontefice Giulio II. Ma di un altro ospite conviene fare ricordo: cioè del pittore Giorgio Vasari, che vi risiedette nel 1547. Mentre un monaco "letterato" gli trascriveva e correggeva il manoscritto delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani (poi stampato a Firenze nel 1550) egli, in compagnia di numerosi aiutanti, eseguiva dipinti per la chiesa abbaziale: che ancora conserva nell'abside seicentesca una splendida Adorazione dei Magi, forse il capolavoro dell'artista e uno dei più bei quadri del Manierismo italiano. L'origine benedettina della chiesa è ancora ben evidente per la presenza di sei imponenti statue di santi olivetani che animano la luminosa navata, modellate in stucco da padre Tommaso da Bologna nel 1650, e di due belle pale d'altare dipinte intorno alla metà del Seicento dal padre Cesare Pronti, raffiguranti santi monaci dalle candide vesti e lo stesso San Benedetto. Nel territorio la valle del Conca conserva ancora qualche traccia delle numerose abbazie benedettine che vi erano sorte nel Medio Evo, e alle quali si deve una prima bonifica e una prima organizzazione della valle. Della più antica, dedicata a San Gregorio e fondata da San Pier Damiani verso il 1060, rimangono consistenti e nobili rovine ora quasi soffocate da moderne costruzioni, alla periferia di Morciano. Questo paese probabilmente deve la sua origine proprio alla protezione dell'abbazia, come luogo di mercato per tutta la valle. Ancor oggi vi si svolge una grande fiera nella settimana di San Gregorio (12 marzo). Tra le chiese di origine monastica superstiti nella valle si può segnalare la parrocchiale di San Giovanni in Marignano, dedicata a San Pietro, già dei Benedettini neri ("Cassinesi"), e già dipendente dal monastero di San Vitale in Ravenna. Oggi ci si presenta in forme settecentesche, con buone opere d'arte; ma ha perduto ogni caratterizzazione monastica e ogni ricordo benedettino, fatta eccezione per la pala del secondo altare di sinistra, raffigurante i Santi Benedetto e Mauro, dipinta da Gian Andrea Lazzarini nel 1753. Le vicende napoleoniche hanno portato alla soppressione, sul finire del XVIII secolo, di tutte le comunità religiose della Romagna: nessuno dei numerosi monasteri benedettini del territorio riminese è stato ricostituito in epoca di restaurazione, anche perché i loro edifici erano stati rapidamente demoliti o radicalmente trasformati, e le loro suppellettili vendute o distrutte. Anche molti altri ordini, prima fiorenti e frequenti, non ritornarono più nel territorio riminese.