UNA BELLA luce filtra tra i cristalli che 'proteggono' la domus. «Una luce perfetta», si lascia scappare Vittorio Storaro. Che è rimasto letteralmente affascinato dalla domus del chirurgo, che da ieri ospita (insieme al Museo della città) la sua mostra «Scrivere con la luce».
A inaugurarla ieri pomeriggio (dopo aver tagliato il nastro del Sib, al mattino), lo stesso pluripremiato fotografo, per tre volte vincitore dell'Oscar con i film «Apocalypse now», «Redz» e «L'ultimo imperatore». «E' la prima volta che apriamo la domus per una mostra, l'abbiamo fatto molto volentieri per Storaro. Speriamo sia solo l'inizio di una lunga e proficua collaborazione», auspica l'assessore alla Cultura Stefano Pivato. Storaro ringrazia, e ricambia ripercorrendo la lunga e luminosa carriera. «Con Coppola ho imparato a vivere con la famiglia sul set. La sera, dopo le riprese, ci facevamo gli spaghetti tutti insieme...».
E ancora: « Dopo Apocalypse now la mia vita è completamente cambiata. Mi sono fermato un anno, mi era successo qualcosa di troppo grande. Ho cercato di capire». Con lo studio dei classici e della filosofia che Storaro non ha più abbandonato. Poi un pensiero, dedicato a Rimini e a Fellini. «Ieri, passeggiando per la città, ho cercato di rivedere le strade, le vie, il cinema Fulgor immortalati da Fellini. E' stato un maestro, peccato non aver avuto la gioia di conoscerlo».ma.spa.
(foto di http://www.flickr.com/photos/idealterna)
Tratto da
Il Resto del Carlino del 6 Aprile 2008
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