Metamorfosi del piccolo schermo dove le liti, le minacce e gli insulti assurgono quotidianamente a protagonisti delle piazze mediatiche. Col consenso dell'audience, ovviamente
Metamorfosi del piccolo schermo dove le liti, le minacce e gli insulti assurgono quotidianamente a protagonisti delle piazze mediatiche. Col consenso dell'audience, ovviamente
Inutile negarlo. Se per strada ci imbattiamo in due individui che stanno litigando, gridando improperi l'uno all'indirizzo dell'altro, ci fermiamo morbosamente incuriositi ad aspettare lo sviluppo della vicenda. Il meccanismo si sta replicando in televisione dove arene, piazze, ring, talk show e umanità varia sono diventate occasione per alzare i toni, litigare, dire parolacce, minacciare, insultare. E gli ascolti si impennano. Basti guardare l'esito di “Exit” condotto da Ilaria D'Amico su La7, in onda l'altro ieri sera, un programma di confronto sui grandi temi dell'attualità e della politica. Il programma è andato bene secondo i numeri di La7: ha totalizzato uno share del 4,38%, 894mila telespettatori e oltre 6milioni 400mila contatti. La puntata incentrata sugli ultimi fatti di cronaca e sulle riforme del Governo Berlusconi, ha raggiunto picchi del 9,3% di share, alle ore 23.53 e oltre 1milione 400mila telespettatori, alle 23.05. Durante le esternazioni dell'onorevole Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, ha triplicato la percentuale degli ascolti e ne ha raddoppiato la media.
IL MECCANISMO è perverso.
Prendiamo il caso-Corona. Torna come un ciclone a “Matrix”, dopo la sentenza in primo grado emessa dal Tribunale di Milano che lo condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione, per fotoricatti. E dove durante un nero della pubblicità, prende a pugni le scenografie e si fa male a una mano. Viene rilanciato dal famoso buco dato a “Domenica 5” con Barbara D'Urso. Esplode ancora dalla D'Urso a “Pomeriggio 5”. Ora nessuno sente il bisogno di assistere alle sfuriate di Corona, ma se te lo propinano in tutte le salse è sinsintomatico che l'effetto sia moltiplicatore degli ascolti. Avrebbe detto il grande Enzo Biagi:
quella tv bisogna guardarla per imparare come non si deve fare. Massimo Giletti conduce lo spazio “L'Arena”, domenica pomeriggio, Raiuno. Anche qui, nonostante il lodevole tentativo del conduttore di far rispettare toni accettabili, spesso si
tracima verso le punte della tv urlata. Che funziona. Senza parlare del Grande Fratello dove le litigate tra i reclusi della Casa da sempre garantiscono il top delle medie di serata. L'affaire si è fatto serio, tanto serio che sbirciare l'intimità dal buco della serratura è diventato addirittura strumento di lotta politica, come indicano le debolezze rivelate a tutti di noti personaggi
istituzionali.
ALLORA, visto che si invita ad abbassare i toni, forse sarebbe meglio che la televisione facesse un serio esame di coscienza e si desse una regolata. Qualcosa sta già accadendo. Ad esempio, la giornalista Monica Setta si è ritagliata un'isola di buona televisione nel primo pomeriggio di Raidue, dove ottiene ottimi risultati senza cadere nel tranello delle polemiche strillate dagli ospiti del suo salotto.
Ma la Setta è una vera giornalista che conosce un meccanismo fondamentale del lavoro televisivo, ovvero: il senso della narrazione e della semplificazione dei fatti che vince sul sensazionalismo poco controllato da trasmissioni dello stesso genere.