Stessa spiaggia, stesso mare? Quasi

Turisti Affezionati Della Riviera


Dina ed Edoardo, milanesi trapiantati a Rimini: "Non siamo più negli anni ’80, dove la ruota del turismo girava ancora con la spinta avuta negli anni ’60-70. Piadina e sorrisi non bastano...

RIMINI - “Erano gli anni della spensieratezza quelli trascorsi a Rimini. Avevo attorno ai quattordici anni, ricordo che insieme alla mia famiglia andavo alle feste in giardino al Grand Hotel o nelle ville private. I ragazzi indossavano tutti la giacca bianca e noi il vestitino, poi si andava a vedere i film ai Salesiani. Li danno ancora i film?”. Luisa, novantuno anni, se la ricorda così la Rimini degli anni Trenta. I ricordi della signora Luisa e quelli di tanti altri frequentatori del bagno 29 emergono dalle pagine del quotidiano La Voce di Romagna oggi in edicola.

“Avevo quattro anni quando arrivai a Rimini per la prima volta - ricorda sempre Maria Luisa Pinca che attualmente vive a Roma, che dice di apprezzare per la sua bellezza, ma ha lasciato il cuore nella sua Milano -. Era stupenda, una spiaggia piena di vita, di gentilezza. Qui siamo in mezzo a persone gaie. Era la riviera delle villette private, si mangiava bene nei piccoli ristoranti e c’era chi aiutava i più bisognosi, c’era solidarietà, ma quella vera”.

Roberta e Andrea sono da sei anni alla guida del Bagno 29, e da otto stanno insieme. L’attività del bagnino in spiaggia è un mestiere delicato quando si parla di rapporti personali, soprattutto quando si ha che fare con belle ragazze. “Roberta - spiega Andrea - l’ho conosciuta a Riccione, dove vivevo e lavoravo, lei veniva da Carpi. Dopo due anni abbiamo deciso di gestire questo bagno e all’inizio Roberta mi teneva sotto tiro. Il bagnino per natura deve essere disponibile verso tutti e forse questa caratteristica non andava d’accordo con la gelosia di Roberta. Questa è Fantasilandia, dicevo ai clienti quando inscenavamo scenette di gelosia in spiaggia”.

Si parla di trasformare i bagni di Marina centro in bagni di serie A, cosa ne pensa? “Non è una brutta idea - dice Andrea - ma deve essere un intervento che non si ferma all’arenile, deve coinvolgere le strutture ricettive, i negozi e le strade. Non basta dare una mano di vernice nuova alla spiaggia quando dietro è come è adesso. Anche il discorso sicurezza va rivisto e richiede interventi, qua la sera non si dormono sonni tranquilli. Vedremo gli sviluppi”.

La signora Dina e il marito Edoardo invece sono due milanesi che da 15 abitano e Rimini dietro al bagno 29. Da residente come si trova a Rimini? “Vuole la verità? Non bene. I riminesi sono persone che quando si parla di turismo sono i primi per l’accoglienza, ma quando entri in casa loro come cittadino sei escluso. Una chiusura a priori, non sono riuscita a legare con i riminesi, anche perchè non te ne danno la possibilità. Per quel che riguarda il turismo ormai la piadina e il sorriso non bastano più, va cambiata la testa e la mentalità. Non siamo più negli anni ’80, dove la ruota del turismo girava ancora con la spinta avuta negli anni ’60-70. Serve un’inversione di tendenza carica di novità e marketing turistico, cose che latitano da anni”.