NON SARANNO cancellate in blocco le oltre 20mila multe del vigile elettronico. Si riducono al lumicino le speranze di annullamento per gli oltre 1.500 automobilisti che hanno fatto ricorso. Il tribunale di Rimini ha accolto l’appello fatto dal Comune, contro la sentenza di primo grado emessa il 9 luglio 2007 dalla coordinatrice dei giudici di pace riminesi.
Luigina Varisco aveva accolto il ricorso avanzato dall’avvocato Guglielmo Guerra. Il quale, alla guida della sua auto, venne multato sul lungomare di Rimini per violazione al codice della strada. Il ricorso puntava contro le spese di notifica della sanzione, ritenute eccessive: 12,20 euro. Guerra chiedeva di pagare solo 5,9 euro. La Varisco sentenziò che andava ridotta «a 7,5 euro circa».
Il Comune si è battuto per 7 euro? Va bene che incombe Brunetta, ma non è questo ovviamente il punto. In realtà, la posta in palio era ben superiore: l’occhio elettronico frutta milioni di euro l’anno. E se fosse stato applicato all’intero popolo dei multati dalle telecamere, entrato indebitamente in zona Ztl, avrebbe potuto far annullare per vizio di forma tutte le sanzioni da 82,20 euro l’una. Cosa richiesta in vari ricorsi, fatti anche col supporto di associazioni di difesa dei consumatori. Sarebbe stata una manna per multati e plurimultati. Un disastro finanziario per il Comune.
Fatto sta che il magistrato togato, Tommaso Martucci, ha accolto l’appello del Comune.
Riconoscendo la corretta notificazione del provvedimento, e la legittima esternalizzazione del servizio che era stato affidato a privati, segnatamente la ditta Maggioli.
Il giudice Martucci ha anche chiarito che le spese di notifica sono a carico del destinatario, in quanto la procedura è consentita dall’articolo 204 del codice della strada. E che gli atti della giunta e del consiglio comunale non si possono considerare illegittimi nè nulli. Non basta. Secondo il tribunale il giudice Varisco ha violato la propria giurisdizione, andando oltre rispetto a quanto richiesta dall’automobilista. Martucci ha precisato che il giudice ordinario deve limitarsi a esercitare un controllo di legittimità, e non un controllo di merito, sulle scelte dell’amministrazione comunale.
«L’organo togato ha accolto tutti i motivi di ricorso avanzati dal Comune — commenta l’assessore alla Sicurezza, Roberto Biagini — distruggendo letteralmente l’apparato motivazionale della sentenza emanata dal giudice onorario non togato».
Naturalmente la sentenza d’appello può venire impugnata in Cassazione. Che valuta non nel merito, ma su aspetti di diritto. Palazzo Garampi, conferma Biagini, sta predisponendo gli atti per opporsi in appello alle altre sentenze conseguenti ai ricorsi. Una per una? Non esattamente. Infatti, data la mole, saranno accorpate per argomento. Ma per il popolo dei multati dal «Grande Fratello» una buona notizia c’è. Il Comune infatti non ricorrerà in appello per i casi di multa per passaggio a distanza di pochi minuti - tre o quattro - dall’orario di attivazione della Ztl.
Infatti, in questi casi, numerose sentenze in altre città d’Italia hanno visto le amministrazioni municipali «soccombere» regolarmente. Infatti, la non sincronizzazione perfetta degli orologi potrebbe avere causato più di una sanzione iniqua. E non per caso anche Rimini ha deciso di installare grandi display orari nelle sei porte d’ingresso al centro storico sorvegliate dal vigile elettronico.
Ma i multati non si arrendono: «Proseguiamo la battaglia — spiega Stefano Lucchi, dell’Usi, Unione sindacale italiana — se non per le notifiche, per la scarsa informazione, la segnaletica incompleta e gli orologi assenti. Grave poi che un Comune sistemi il proprio bilancio a colpi di multe»
Tratto da
Il Resto Del Carlino di Mario Gradara del 31 Ottobre 2008
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