Gocce di Ambra Fulgente: I Tesori che splendono nella culla dei Malatesta
Gocce di Ambra Fulgente: I Tesori che splendono nella culla dei Malatesta
Risalendo la Valle del Marecchia si incontrano, poco distanti dal mare, forti speroni di roccia che si ergono sul corso del fiume. Fra questi Verucchio, "verus oculus'' della Romagna da cui lo sguardo si spinge lontano oltre le montagne e le pianure fino al mare. Lo splendido borgo arroccato sulle colline che dominano l'antico Montefeltro racconta storie lontane che si intrecciano alle vie e alla magia dell'ambra. Un antico mito greco narra che il giovane Fetonte, figlio del Sole, levatosi in volo sul carro alato del padre incapace di controllare i cavalli, precipitò nel fiume Eridano (corrispondente al nostro Po) Le ninfe, sue sorelle, lo piansero a lungo fino a quando gli dei commossi le trasformarono in pioppi. Le fanciulle però continuarono a piangere e le loro lacrime, cadendo al suolo, si trasformarono in gocce di ambra.
Da allora le gocce di ambra, fulgente dono degli dei, hanno il potere di allontanare le sofferenze e di preservare dalla tristezza le donne che si adornano con la preziosa resina famosa per la sua lucente bellezza. Sia il poeta ellenistico Apollonio Radio nelle Argonautiche, che il poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi (II, 340-400), nonché l'erudito Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (XXXVII, 42-43; 49-51) parlano delle "splendenti gocce d'ambra che si asciugano ai raggi del sole". Una delle versioni più. antiche del racconto è quella riportata da Apollonio Rodio "le giovani Eliadi, mutate negli alti pioppi, effondono miseramente un triste lamento, e dagli occhi versano al suolo gocce di ambra splendente" (lV, vv.603-611). Torna a dominare il mito dell'ambra nell'opera del poeta latino Ovidio, che nel II libro delle Metamorfosi ci consegna una versione commossa e toccante della storia di Fetonte in cui il Po accoglie pietoso e paterno il corpo dello sfortunato giovane: "Il limpido fiume accoglie e comanda alle donne latine di portare come ornamento le lacrime - diventate gocce d'ambra - quale estremo tributo di dolore" (vv.1-400). Plinio. studioso latino del I sec. d.C. afferma che "le contadine transpadane portano oggetti d'ambra a mo' di monili, soprattutto per ornamento, ma anche per le sue proprietà medicinali: si crede infatti che l'ambra sia efficace contro le tonsilliti e le malattie della gola (XXXVII, 44). Verucchio era un centro fiorente per la lavorazione dell'ambra di cui costituiva un importante crocevia. Controllava infatti un importante scalo marittimo alla foce del Marecchia, "piccolo Mare", dove approdavano preziose merci provenienti dal continente e dal Mediterraneo orientale. Il Museo Archeologico, uno fra i più significativi a livello italiano per l'unicità e la straordinaria conservazione dei reperti, presenta dei veri tesori di oro e ambra, beni di lusso e prestigio per le culture italiche della prima età del ferro. I preziosi reperti, eccezionali sia per la quantità che per la complessità della loro realizzazione, provengono dalle sepolture principesche rinvenute a Verucchio, Tra questi si evidenziano preziosi gioielli in ambra di notevoli dimensioni lavorati con una perizia e una finezza straordinarie, borchie, spille in osso e ambra, ornamenti per gli abiti femminili, spille in oro e in bronzo, elmi, scudi in bronzo e ferro. Ma la rarità del museo è dovuta anche alla presenza di reperti in legno, vimini e tessuto perfettamente conservati grazie alla particolare composizione chimico-fisica della roccia dove erano scavate le tombe e necropoli villanoviane-etrusche, Fra tutti il magnifico trono principesco in legno intarsiato con figure umane e il mantello principesco in tessuto di lana finemente lavorato la cui trama è visibile ad occhio nudo. E' documentato anche un tipo di tessuto di lana formato da una serie di fili, molto sottili, variamente alternati in ordito e trama. Per le donne erano usati filati multicolori intrecciati a formare losanghe e riquadri, mentre dalle tombe maschili provengono tessuti forse bicolori intrecciati a "pìed-de-poule".
Tali testimonianze attestano la centralità di Verucchio che si inserisce nei principali traffici tra le regioni del Baltico e il Delta Padano, la valle del Tevere, l'Etruria interna e le coste adriatiche. Resina fossile, colata in tempi remoti da varie specie di alberi e successivamente fossilizzata, l'ambra presenta varie tonalità che variano in trasparenza e opacità nelle sfumature del giallo, del rosso e del bruno. In Italia i giacimenti noti, piuttosto poveri, si trovano in Sicilia e nell'Appennino emiliano e romagnolo, ma non vennero mai scoperti né sfruttati pienamente. Il paesaggio argilloso è stato profondamente segnato dalla presenza del fiume Marecchia, per secoli via di comunicazìone che univa la Romagna alla valle Tiberina. Tra le dolci vallate si ergono bruscamente i "massi erratici", blocchi rigidi che si pongono in netto contrasto con la dolce morfologìa delle colline circostanti. La straordinaria conformazione naturale del luogo è stata di fondamentale importanza per il paese, poiché ne ha determinato, fin dall'epoca preistorica, la caratteristica di fortezza naturale. Il paesaggio conserva ancora le tracce lasciate dalle popolazioni che lo hanno reso un protagonista di primo piano dalla storia italiana. Sono visibili resti di epoca villanoviano-etrusca nelle numerose necropoli che ancora si stanno scoprendo in queste terre. Ma è in epoca medioevale che Verucchio assurse alla sua gloria più fulgente divenendo la culla dei Malatesta, la famosa famiglia che assicurò il controllo del territorio di questa regione storica chiamata, dopo il VI secolo, Romania (poi Romagna) ossia "terra romana".
Eternato da Dante Alighieri come culla dei Malatesta, l'antico borgo medievale riporta all'atmosfera del tempo che vide il condottiero guelfo Malatesta da Verucchio (1212-13121, padre di Paolo e Giandotto, divenire il capostipite della signoria malatestiana di Rimini {Inferno, Canto XXVII, 46-48). l luoghi e monumenti sono immersi in un paesaggio naturale che effonde serenità e armonia. Tra la fine del XII secolo e il 1462 l'inespugnabile Rocca di Verucchio è il feudo da cui i Malatesta tengono saldo il proprio potere sull'intera costa e sulle Marche. Il 31 ottobre del 1462 un assedio risolto con l'inganno da parte di Federico da Montefeltro decreta la fine del dominio malatestiano sulla Rocca che dopo la metà del '500 entra nel possesso della Chiesa. Verucchio custodisce anche antiche usanze legate alla vita del mondo contadino e alla tradizione enogastronomica di Romagna. A Villa Verucchio, frazione adagiata sulla riva del Marecchia, in concomitanza della Festa di Sant'Antonio Abate il 16 e 17 gennaio si tiene la tradizionale "Smettitura del maiale", evento gastronomico fedele alla tradizione romagnola.
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