Analisi del rapporto tra la Romagna e i suoi tesori
Analisi del rapporto tra la Romagna e i suoi tesori
Mi sarei gettato volentieri nel dibattito sul rapporto Dio e Tragedia, ma poi ci ho ripensato, poiché rischiavo di alimentare un Bla-Bla-Bla da mortifera noiosità, come il libro di Augias e Mancuso con i loro dialoghi su Dio. Senza scomodare ciò che scrisse San Paolo "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio ... Sappiamo bene infatti che tutta la creazione ge¬me e soffre fino ad oggi le doglie del parto; essa non è sola, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli... Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza ... " (Rm 8, 19-26) che già per quello che contiene, questo passo, sarebbe sufficiente a spostare la riflessione e superare, finalmente, l'immagine che abbiamo di Dio, l' immagine antropomorfa da Vecchio Testamento ( Dio piange, Dio si arrabbia con i peccatori ecc ... superata dall'invito a conoscere noi stessi per conoscere la realtà esistenziale, naturale e spirituale in cui viviamo. Forse un giorno, quando ci scopriremo figli di Dio (non nel senso conoscitivo ma attraverso la consapevolezza) ma anche figli di questa natura (che altro non è che un opera divina sapremo anche cogliere i "segni" premonitori che precedono i terremoti, come l'abbaiare furioso dei cani, il nervosismo della natura intera, ma dovremo superare l'atea, la laicista superbia accademica degli scienziati che accettano solo la merce venduta dalle loro botteghe o dei premurosi che non vogliono allarmare la popolazione. Termino qui questa riflessione per dedicarmi piuttosto a ciò che, per superbia e vanteria, ritengo sia più affine alla mia mente: riflettere sulle provocazioni di Sacchini espresse con "Rimini e la cultura: un problema irrisolto".
La non risolutezza del nodo Cultura non appartiene solo a Rimini, ma anche alle città vicine. Tutto dipende dalla concezione che si ha del signifìcato "cultura". Forlì ci ha provato, per uscire dal suo proverbiale letargo, con iniziative legate al territorio e di grande spessore culturale: ha esaltato i tesori territoriali con le mostre sul Cagnacci, su Lega, sul Canova, stiracchiando, in quest'ultimo caso un po' il discorso, è vero, comunque sempre legate da un ma conduttore territoriale, ma ora è arrivata ad un punto morto, poiché sono esaurite le eredità del passato e si comincia a favoleggiare (La mostra sui fiori nell'arte). Riguardo Rimini, dobbiamo essere sinceri, non possiamo gettare il bambino con l'acqua sporca: con il festival del mondo antico, la sua settimana di mostre e dibattiti, la città merita un plauso. La casa del chirurgo è ormai un vanto internazionale. Dal punto di vista culturale l'evento è semplicemente eccezionale, anche se è monco di una iniziativa che lo completerebbe: una borsa di studio destinata a giovani archeologi, ricercatori o autori che dedicano la loro vita allo studio, alla salvaguardia di un patrimonio che viene considerato ancora come una cenerentola.
Diversa è la questione ravennate che ci fa riflettere e ci fa chiedere se è questione di mentalità o di scarsa attenzione a gestire le ricchezze nascoste dentro le maglie della storia locale. Probabilmente, forse anche questa è una delle tante ragioni: Ravenna, che ha il vanto di essere stata per circa 70 anni capitale dell'Impero Romano d'Occidente e per 40 capitale di una provincia bizantina in Italia, grazie alla quale è famosa per i suoi mosaici, è forse riuscita ad imporsi internazionalmente, come Firenze nell'ambito della scuola di Disegno, con una scuola del mosaico? Ha mai fatto, Ravenna, concorsi internazionali sul mosaico? Ha mai valorizzato fuori dei patri confmi il suo passato imperiale con quello che ha all'interno dei propri musei, promuovendo iniziative, dibattiti con quegli illustri studiosi che ancora vedono nel passato italiano fonte di studio e di ispirazione culturale? La mostra recente sugli affreschi è cosa importata, non appartiene alla cultura locale, anche se è collaterale, ma visto che si parlava di OZII, se ben ricordo non sono state coinvolte né Sarsina né Bagno di Romagna. E questo è un'altro punto che dovrebbe far riflettere: molte "prime donne" gestiscono la cultura e i loro punti di vista ammazzano la collegialità, perché, ritengo, che la cultura non sia mai un fatto personale, ma collettivo.
L'esempìo che Sacchini ha portato, citando la volontà del neo presidente della provincia riminese è illuminante: non si può essere soli a "rivoltare il mondo", ma occorre avere, e parlo e dei politici locali e dei promotori, l'umiltà nell'accettare la collegialità di idee e di professionalità e di intelligenze, che sappiano guardare anche al mondo locale per tirare fuori i motivi di orgoglio. Ma c'è da aggiungere un altro aspetto alla riflessione: se vediamo dei nodi irrisolti forse è dovuto al fatto che siamo anche sazi di immagini e come tali l'entusiasmo difficilmente sale alle stelle. Gli anni '50 citati da Sacchini, erano anni in cui qualsiasi inisiativa culturale destava interesse vivo; usciti dalle macerie della guerra la voglia di ricominciare era alle stelle. Oggi, non è più così. Preferiamo essere guardoni e fare tanto gossip sul Grande Fratello; preferiamo blaterare a iosa fino allo sfinimento sulla politica; preferiamo attendere l'estate perché la riviera si affolli, quella riviera che ha tramortito la cultura locale, assorbendo tutte le energie delle amministrazioni e delle realtà locali ( e forse per questo l'idea di una borsa di studio non è mai venuta: per la cultura i soldi sono sempre pochi ) investendo soprattutto in soluzioni turistiche. Senza contare la risposta dell' evasione fiscale rivierasca, gigantesca (la cultura della furbizia autolesionista che fa di noi italiani dei campioni) che toglie risorse al sociale, impedendo il proporzionale sviluppo in tutte le direzioni compresa quella della cultura. Per il resto occorre sopravvivere fino a che la sabbia ritorni a scottare. Se è così, beh, ci accontentiamo anche delle mostre al castello che, almeno, ci fanno vedere cose che altrimenti sarebbe costoso andarle a vedere nei musei da dove provengono. E forse queste mostre hanno un nesso con Rimini e i riminesi: sono appariscenti!