Brignano, una valanga di risate. Il comico romano ha presentato alle Muse il nuovo lavoro. Stasera si replica

Spettacolo Enrico Brignano Ancona Teatro Muse

Un'anteprima nazionale con Brignano. Ovvero: due ore di risate a crepapelle. Inutile dirlo. ''Sono romano ma non è colpa mia'' è il titolo dello show che è partito dal Teatro delle Muse per poi percorrere in lungo e in largo tutta l'Italia. Per fortuna che sei romano, ha risposto in un immaginario unisono il pubblico che ha gremito la platea anconetana nella data di ieri (replica stasera con un altro sold out).

Tutti pazzi per Brignano. E i commenti si rincorrono: almeno la tua romanità ci ha regalato questo spettacolo esilarante. Dici Brignano, dici Roma. Non c'è suo monologo che non ci cali nell'atmosfera della Capitale e, soprattutto, che non ne ritragga a colori vividi gli abitanti, i Romani de Roma. E parlando della città eterna, fra il pubblico la romanissima Romina Tadris, da qualche anno trasferita nelle Marche: Lo conoscevo bene, me lo ricordo quando ancora faceva cabaret al Gildo, a Roma, anno 1997. In questo localino carinissimo che era gestito da Teo Mammuccari c'era Dario Bandiera e tanti altri che hanno avuto successo. ma Enrico era il top.
Lo spettacolo regala sprazzi di romanità, ma soprattutto di italianità di cui tutti godiamo nel sorridere, con un pizzico di autoironia e la giusta dose di scansonatezza. Per conoscere davvero la Città Eterna e capire perché i romani sono eternamente gli stessi. Lo spunto è per Brignano la propria storia personale, da quando sua madre ebbe le doglie, impantanata nel traffico a bordo della Simca 1000 dello zio. Ma - siccome spesso, per interpretare l'oggi, è bene risalire alle origini, il racconto prosegue dipanandosi avanti e indietro nel tempo, in un percorso che ci riporta fino al lontano passato di Romolo e Remo.
Così, la ricostruzione umoristica dei principali eventi storici e un giro per monumenti in motorino - insostituibile compagno d'avventure nella Capitale - diventano illuminanti chiavi di lettura del modo di essere dei romani, soprattutto quando Brignano li mette a confronto con la cultura popolare degli stornelli - “dove sembra che a Roma nun se faccia che magnà” -, degli insulti e della colorita parlata del romano doc. Gioca con le parole, come sempre ha fatto, senza mai eccedere. Piuttosto la mimica, la pausa al momento giusto, o la sequenza rocambolesca e rapidissima di parole. Scuola Proietti, non si scherza.

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