E' stato ritrovato, solto un doppio strato di vernice scura che ne ha garantito la perfetta conservazione, l'incarnato originario di un crocifisso cinquecentesco di straordinaria forza espressiva. Il «ritrovamento» - informa la newsletter Guaraldi.it - è avvenuto ad opera del Parroco don Antonio Moro nella chiesa ed ex Santuario della Colonnella, dove la scultura era da secoli oggetto di venerazione, sia pure nella sua veste oscurata, al pari della madonna miracolosa che dà il nome alla Chiesa. Viene ora proposto all'ammirazione non solo dei fedeli riminesi, grazie all'articolo dello storico dell'arte Pier Giorgio Pasini in pubblicazione su Il Ponte.
Domenica 29 novembre alle ore 21.00, una veglia di preghiera condotta da don Lanfranco Bellavista, inframmezzata da celebri brani organistici - Franck, Vivaldi, Bach - eseguiti dalla soprano Milena Bugli e dalla pianista Michela Botteghi, preparerà la solenne Messa vespertina dell'indomani lunedì 30 novembre nel corso della quale il Vescovo di Rimini Francesco Iambiasi benedirà la sacra scultura prima di collocarla nella cappella che la ospitava in fase precedente al restauro, nell'attesa - secondo l'auspicio del Prof. Pasini - di trovare «degna e stabile collocazione nella conca armoniosa dell'abside». I festeggiamenti per il ritrovamento si concluderanno mercoledì 2 dicembre, alle 21.00, con la confrenza del Prof. Pasini e della restauratrice Rossana Allegri sui crocifissi lignei del riminese (almeno una ventina) che hanno varie origini: in qualche caso attribuiti ad artisti itineranti, ma generalmente importati da botteghe venete, toscane, marchigiane.
«Nessun documento - scrive Pasini - ci aiuta purtroppo a collocare nel tempo e nello spazio quest'opera, ma lo stile fa pensare al Cinquecento, il secolo di Raffaello e di Michelangelo, in cui artisti e artigiani avevano conquistato nell'arte un'abilità straordinaria. Direi anzi alla seconda metà di quel secolo, dopo il concilio tridentino, quando tutte le chiese erano tenute ad avere - come oggi il loro crocifisso sull'altare o accanto all'altare, per indicare il luogo privilegiato dell' edificio sacro, quello del Sacrificio mistico; quando i visitatori vescovili ordinavano con severità alle chiese che ne erano sprovviste di procuraselo; e quando tulte le confraternite vantavano il loro crocifisso e lo portavano nelle processioni e nei pellegrinaggi, e ne avevano cura "rinfrescandone" di tanto in tanto il colore (cioè ridipingendolilj-. «Mi dicono che un esemplare gemello del nostro Crocifisso si trova nelle Marche: un altro molto simile, di dimensioni minori e di modellato più raffinato, è conservato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.
È probabile che siano prodotti della stessa bottega, forse marchigiana. Ma infine questo conta poco. Si tratta di figure fatte per esprimere altro che se stesse: espongono l'immagine del corpo del Redentore, l'Uomo-Dio, che "si è offerto in sacrificio per noi". Per questo il crocifisso deve stare vicino all'altare, che rappresenta il Calvario, e ben in vista, di fronte all'assemblea dei fedeli, Non mi dispiacerebbe se nella Colonnella questo bel crocifisso trovasse una degna e stabile collocazione nella conca armoniosa dell'abside, al posto della miracolosa Madonna che ha dato origine alla chiesa, e la cui sede originaria, naturale e privilegiata, è nella cappella di sinistra, dove è stata peraltro fino a due secoli fa, dove potrebbe risultare più intima e accorata la nostra invocazione a "pregarla per noi peccatori"».