Scettico verso la politica (“non bisogna avere troppe speranze, non so se Obama resisterà”) e nemico della tv (“ha distrutto tantissimi talenti”) Sidney Lumet è però ottimista sul cinema politico e di denuncia americano. “Non è morto”, dice rispondendo ai giornalisti in una conferenza stampa a Rimini, dove si trova per ricevere l'edizione 2009 del premio della Fondazione Fellini. La fantasy non sta facendo sparire il film impegnato, spiega l'85 enne regista, che ha al suo attivo una cinquantina di film, tra i quali titoli come 'L'uomo del banco dei pegni’, 'Quinto potere’, 'Serpico’. “Ci sono figure importanti, come George Clooney e Matt Damon, che alternano film commerciali a film impegnati investendo in questi i guadagni fatti con i primi”. Fa il modesto nel paragone con Fellini ('i miei film sono pesanti e tragici, i suoi sembrano saltellare gioiosi sulla spiaggia’) ne ridimensiona però il capolavoro '8 e mezzo’. “Adoro Amarcord, Satiricon e Roma. 8 e mezzo, invecchiando, sento che si allontana un po’ e non mi sembra più quel gigante che mi era apparso quando uscì. Ma stiamo parlando della differenza tra grande e magnifico”, precisa. Anche 'La nave va’ è tra i preferiti soprattutto per il finale che svela la finzione del cinema. Ma quali film di Fellini Lumet avrebbe voluto dirigere? “Tutti”, è la candida confessione. Gli domandano di Anna Magnani che diresse insieme a Marlon Brando in 'La pelle del serpente’, del 1960, da Tennessee William. I due protagonisti “non andavano molto d’accordo”, conferma il regista. “Anna Magnani era un’attrice grandissima e una donna molto forte, ma ebbe delle difficoltà. Lei ha sempre negato ma ho avuto l’impressione che trovasse davvero difficile recitare in inglese”.