TUTTO IL CARISMA di Sergio Zavoli nel quinto appuntamento de 'Lo sport tra i banchi', l'iniziativa promossa dall'assessorato competente che ieri mattina ha vissuto il suo epilogo al cinema Fulgor, presenti gli studenti del liceo classico. L'84enne giornalista e scrittore è stato come un fiume in piena, con aneddoti, ricordi, riflessioni che hanno incantato la platea.
Ha parlato di tutto, Zavoli, a cominciare dalle sue prime emozioni nel seguire, da tifoso, il passaggio del Giro d'Italia a Rimini («Ero un ragazzo, cercavo di individuare la maglia rosa, ma alla fine rimanevo deluso, in mezzo a tutti quei colori il mio campione preferito non lo vedevo quasi mai?»), per continuare agli esordi da radiocronista («Subito dopo la guerra, cominciammo a fare il primo giornale parlato, il Publiphono, bastava aprire o chiudere la finestra per ascoltarlo o meno? Rimini rinasceva dalle macerie e rinasceva pure la squadra di calcio. Quando feci la radiocronaca del match col Ravenna, mi udì un ingegnere di Trieste e il mio nome rimbalzò a Roma fino a Veltroni, il babbo di Walter. C'erano dei problemi per coprire le partite, Carosio faceva i capricci e Martellini era malato, così toccò a me trasmettere Roma-Fiorentina. Ricordo che finì 3-2?»).
Poi l'approdo al ciclismo, l'invenzione di un programma intelligente come il 'Processo alla tappa', le tante storie che nascevano su quelle strade. «Un certo Lievore andò in fuga, ma davanti a lui c'era un altro corridore. Bene, lui si dannò ugualmente l'anima per arrivare secondo. E quando gli chiesi perché avesse faticato così tanto, mi rispose: 'Perché secondo è sempre meglio di terzo, quarto oppure di qualcuno che finisce fuori tempo massimo'».
ZAVOLI, che era affiancato dal fotoreporter Riccardo Gallini e dal giornalista di San Marino Rtv Roberto Chiesa, ha risposto poi alle domande di Martina, Giordano, Elena e Francesco sui temi più vari, dal boicottaggio olimpico ai valori dello sport, da come è cambiato il ciclismo a cosa si faceva a ginnastica al classico nell'era fascista. Lo scrittore ha poi esortato i ragazzi «?a scegliere sempre, è il primo dei nostri diritti. E bisogna anche saper dire qualche no, motivandolo. Abbiamo bisogno di ascoltarci e di stare assieme: da soli non si va da nessuna parte».
L'ultima frecciata è sui reality show.«Se ci sono 10, 12 milioni di persone che guardano 'Il grande fratello' o 'L'isola dei famosi', siamo noi i padri di queste sventure» . Applausi convinti. E giù il sipario su una mattinata che parecchi ragazzi non dimenticheranno. alb.cresc.
(foto di http://www.flickr.com/photos/Dudua)