«È un disco su Rimini che mette in campo un forte senso di ironia, con cui descrivo il lato malsano di questa città, il lato nascosto. "Pro loco" mi sembrava un titolo adatto in questo senso...».Un addio alla Rimini degli ombrelloni?«Nel mio disco vengono fuori sia il teatrino che si crea durante l'estate, la città delle creme solari, sia quella più sporca, malata».Questo è il suo disco d'esordio. Quanto è difficile esordire discograficamente per un musicista in provincia?«No, a livello tecnologico è più facile di una volta, rispetto agli anni 70.
