Rimini diventa colonia straniera. I pezzi pregiati della nostra economia in mano agli imprenditori venuti da fuori

Rimini diventa colonia straniera


GRAND HOTEL, darsena, colonia Novarese, iper Le Befane, Futurismo, colonia Murri: perché i gioielli di famiglia nostrani sono quasi tutti nelle mani di imprenditori esterni? Limiti del sistema economico riminese? Atavica incapacità di aggregazione della miriade di piccole imprese esistenti in provincia, fortissime sul piano individuale (dal turismo all'artigianato, dai servizi all'industria) ma incapaci di «dar respiro alla manovra», per usare un parallelismo calcistico?

Insomma, di formare aggregazioni imprenditoriali più ampie, e fare massa critica riuscendo a competere con i colossi che arrivano da fuori. Vero che già una volta Davide ha abbattuto Golia con una fionda, ma nelle economie globalizzate il nanismo può essere un limite anche fatale. «Non giudico negativamente l'arrivo di investitori esterni, italiani o stranieri, sul territorio riminese, se si tratta di aziende corrette - attacca Guido Candela, preside a Rimini della Facoltà di Economia dell'Università di Bologna -. Ma oggi, e sempre di più in futuro, anche la dimensione aziendale, e quindi la capacità di aggregazione di forze imprenditoriali sin qui individuali, risulterà determinante. La parcellizzazione nel settore turistico è evidente, basta guardare i dati delle partite Iva. Ma anche a livello di industria, salve alcune importanti eccezioni, le dimensioni sono piuttosto ridotte».

«Il territorio riminese - aggiunge Candela - vanta una classe imprenditoriale con molte idee e forti spinte innovative, presente con successo sui mercati esteri, oltre che su quello nazionale. Sarà sempre più importante in futuro che la creatività imprenditoriale venga rivolta non solo all'innovazione dei prodotti ma anche a quella delle compagini aziendali, delle costituzioni societarie».

«Quello del nanismo economico nel Riminese è un fenomeno da noi osservato - dice Corrado Pacassoni, responsabile dell'Ufficio studi Cgil -. Le dimensioni medie delle nostre imprese risultano inferiori a quelle standard emiliano-romagnole. Ciò vale, salvo eccezioni come Scm, Ferretti e altre, in vari settori: manifatturiero, turismo, costruzioni, servizi... Chiaro che l'ideale per un territorio sarebbe un mix equilibrato di aziende di grandi dimensioni, che fanno sviluppo e forti numeri occupazionali, e piccole imprese, più capaci di rapide riconversioni e reazioni a momenti di difficoltà». Non tanti come numero, ma tutti di altissimo peso economico e d'immagine, i gioielli riminesi già finiti, o in procinto di finire, a imprenditori esterni (il che non implica, ovviamente, alcun giudizio negativo: la riflessione riguarda l'incapacità aggregativa del capitale locale).

Ecco alcuni esempi. Darsena Marina di Rimini: oggi la maggioranza (51% delle quote) è in mano ai russi del gruppo Renova, del magnate Victor Veksbelbert. A giorni il passaggio del 100% del capitale - sui 40 milioni di euro - a una cordata mista di imprenditori milanesi e romagnoli (non riminesi).

Grand Hotel: oggi di proprietà di Advance Hotel del bresciano Casto Iannotta, dopo la meteora Coppola (ieri fuggito e poi rientrato nell'ospedale dov'era ricoverato). Anche qui imminenti l'acquisto - si parla di oltre 50 milioni di euro - da parte del self made man cervese Antonio Batani, proprietario di una decina di alberghi prestigiosi a Cervia e Milano Marittima.

Iper Le Befane, gestito dal gruppo Conad-Leclerc, di proprietà di un fondo internazionale svizzero. Il 24 novembre ha festeggiato due anni di vita e 18 milioni di visitatori! Colonia Murri: dopo quasi vent'anni di stop è stato sbloccato di recente il cantiere. Intervento a cura di Rimini & Rimini, legata al gruppo Valdadige Costruzioni di Verona. Nasceranno boutique, negozi, ristoranti, librerie, residenziale, verde attrezzato. Investimento previsto 70-80 milioni di euro.

Pesarese il gruppo che realizzerà Futurismo a Riccione, sulle ceneri delle ex colonie Savioli, Reggiana e Adriatica: previsto un resort a 4 stelle superiore. Coop7 di Reggio Emilia con 50 milioni di euro investiti farà salpare la «nave» dell'ex colonia Novarese: polo del benessere pronto nel 2010.
(photo by nd_architecture_li brary)