Il maestro delle api fa volare la solidarietà. Il viaggio di Carlo Carlini nel Benin

Riminese Carlo Carlini Benin


PARLA un po' riminese, ma soprattutto parla esperanto, il progetto di solidarietà internazionale che alcuni volontari riminesi stanno portando avanti nel villaggio africano di Tozounmè, nel Benin. Si tratta infatti di appassionati esperantisti, per cui il progetto si chiama " Abelbredado Karlo Karlini": in esperanto abelbredado significa apicultura e Carlo Carlini è uno storico apicultore riminese conosciuto come "il Maestro delle api".

Il progetto, realizzato dal Ceres ( Centro Esperantista Riminese Ecumenico Solidale) in collaborazione con Volontarimini, è proprio quello di insegnare ai cittadini di Tozounmè a produrre miele, creando un'attività che, magari, funga da volano per l'economia del posto.

Non è, questo, il primo progetto riminese per Tozounmè. I volontari infatti hanno già costruito un orfanotrofio, che poi hanno illuminato realizzando l'impianto elettrico "nutrito" da una centrale a pannelli solari in una successiva missione nella quale hanno costruito anche un pozzo. "Dopo queste prime opere, direi di sussistenza ? racconta Luciano Turci, uno dei volontari ? abbiamo pensato di fare un passo ulteriore creando un'attività produttiva". Così, assieme ad altri due riminesi, Tamara e Giuliano, Turci nello scorso mese di gennaio è sceso di nuovo in Benin per iniziare a realizzare il progetto Abelbredado. "Non è stato un viaggio alla maniera 'vado, guardo, capisco tutto e impartisco disposizioni': si è piuttosto adottato il metodo 'vado, vivo con loro, mi impegno a capire quella realtà, dialogo per trovare le soluzioni'" spiega Turci, che ha colto l'occasione di questo viaggio per fare pure un po' di manutenzione agli impianti e alle strutture che aveva costruito nelle precedenti trasferte.

E' stato dunque individuato un gruppo coordinatore, di quattro persone del villaggio, due delle quali già svolgevano, anche se assai artigianalmente, l'attività di apicultori, cui sono state affidate tre arnie complete portate dall'Italia. I volontari, insieme agli operatori locali, hanno anche costruito altre 9 arnie, in modo da essere sicuri che gli apicultori di Tozounmè siano in grado di lavorare da soli, autonomamente.

"Noi continueremo a seguire il progetto a distanza e a tornare in Benin quando ci verrà richiesto. Ma starà a loro far andar bene l'attività ? ci tiene a chiarire Turci -. La seconda fase del progetto, quella che porterebbe alla creazione di una vera e propria piccola impresa, e quindi ad un volano economico per la zona che, magari, produca anche qualche risorsa per il mantenimento dell'orfanotrofio, partirà solo se gli apicultori del villaggio saranno soddisfatti di questa sperimentazione, e se questa avrà successo".

La filosofia, insomma, è quella di non imporre ma di proporre. Certo è che almeno all'inizio il progetto sembra essere partito sotto i migliori auspici. Il primo sciame di api è infatti arrivato in un modo che si stenta quasi a credere. Uno degli apicultori locali aveva appena finito di sistemare una delle nuove arnie, quando uno sciame si è fermato su un albero vicino: lui, con degli stracci, ha preparato una vera e propria "pista" dall'albero all'arnia, e piano piano gli insetti l'hanno seguita e sono entrati nel "contenitore". Quella che si dice una benedizione del cielo.

(foto di http://www.flickr.com/photos/karamanis)