CI VUOLE un fegato bestiale anche per fare quattro passi, di giorno, in mezzo alla città. Basta farsi inghiottire dalla 'passeggiata' che va dall'invaso del ponte di Tiberio al ponte della Resistenza. Una volta ci hanno trovato un cadavere. Adesso ci accontentiamo di relitti, gommoni sfasciati, invasi arrugginiti, scale che richiederebbero l'intervento immediato dell'Ausl, selciati letteralmente esplosi dopo essere finiti sotto una delle mensili 'piene secolari' che da più di vent'anni segnano con avvilente regolarità il fallimento di un progetto costato fiori di milioni e naufragato alla prima pioggia.
Dopo l'orgia progettuale legata al rifacimento del lungomare di Rimini vien da chiedersi che ne sarà di questa asta che nelle normali città marinare e turistiche è una passeggiata privilegiata. Qui è peggio del nulla fino all'ultimo ponte. Poi si apre il portocanale, con le banchine 'normali' ma anche qui non siano messi benissimo. Tolta la Iole, chiamata a nobilitare un piazzale d'asfalto, resta poco.
Non sarà il caso di metterci le mani a questo porto, assessore Melucci?
«Abbiamo affidato il pre-incarico per il prg dell'area allo studio Med di Firenze. Sul lato sinistro, quello della darsena, ricaveremo un'area di 10mila metri per dare ordine e sicurezza ai cantieri che oggi non ce la fanno più ad operare in condizioni dignitose. Spazi che consentiranno anche ai riminesi di arrivare a piedi fino alla nuova marina, tantopiù che l'area dello squero sarà chiusa per ricavarne un piazzale che darà altro respiro ai cantieri. In quella zona sarà trasferito anche il mercato ittico».
Più che da sinistra le proteste dei riminesi arrivano... da destra. Ovvero da quella parte che ospita l'andirivieni dei camion carichi di pietre. Cosa diciamo ai riminesi impolverati?
«L'unica alternativa è il porto di Ravenna, ma a quel punto non sarebbe più economico per la ditta rifornirsi di materiale. Metteremo in sicurezza la passeggiata dei riminesi con una passerella sopraelevata. Poi c'è il progetto del nuovo Rock Island, il piazzale dove si apre il tendone dei libri... molto bolle in pentola».
E dell'avamporto che ne sarà?
«Sarà realizzato intanto un 'pettine' per rendere sicura l'attuale inboccatura. Poi chiameremo ad un tavolo il nuovo proprietario della darsena per studiare qualcosa. E' solo un problema di risorse: per un avamporto capace di accogliere anche navi di linea occorrono non meno di 12 milioni di euro...»
Come pensate di intervenire sul tratto a monte del ponte della Resistenza?
«Nel tratto ponte di Tiberio-ponte della ferrovia nell'annualità 2010 è prevista la ristrutturazione delle banchine in modo da renderle funzionali all'ormeggio dei piccoli natanti innalzandole di 80 centimetri. Basterebbe adottare i pontili galleggianti che si usano nelle marine. Ma costano un sacco di soldi e arriviamo sempre al solito nodo...»
Ma perchè non cercare l'appoggio dei privati? Un'area del genere non sarebbe adatta ad ospitare ristoranti, bar, magari esercizi galleggianti. Il mondo è pieno di esempi di questo tipo...
«Ah certo. Basta pensare alla Senna e a Parigi. Il problema è che siamo in Italia e non in Francia: in passato mi fu anche proposto un intervento del genere e personalmente sono favorevolissimo. Il guaio è che c'è un tale dedalo di competenze in quella parte di città da scoraggiare chiunque. Non solo: una eventuale struttura galleggiante dovrebbe essere in teoria predisposta ad eventuali piene 'scaricate' dal deviatore Marecchia sull'antico alveo del fiume.»
Allora ci rassegnamo?
«Nel progetto di recupero dell'ex macello, quello destinato ad accogliere i corsi della moda, si parla espressamente del parco Marecchia con funzione di collegamento pedonabile e ciclabile. Quella è l'occasione per restituire alla città quel tratto degradato. Sempre facendo i conti con le finanze pubbliche...»
(foto di http://www.flickr.com/photos/iguanajo)