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Rimini Per la domus serve già il medico Crepe e danni ai mosaici nella Pompei riminese

Progetti interventi Domus

QUALCHE crepa, qua e là, si è già formata. Così come si sono già staccate dai mosaici alcune tessere. Piccoli segnali, ma visibili anche all'occhio del visitatore meno attento della domus del chirurgo. E' 'malata' la Pompei riminese, e il male da cui si deve curare è, soprattutto, l'umidità. «Che ci potessero essere degli 'effetti collaterali' per la domus, con l'apertura al pubblico del sito archeologico - premette l'assessore alla Cultura, Stefano Pivato - l'avevamo previsto dall'inizio.

Non sapevamo però come avrebbero reagito i mosaici alle nuove condizioni climatiche del sito, nonostante l'illuminazione ad hoc e gli impianti di deumidificazione e condizionamento per mantener costante la temperatura dell'ambiente. Ora, dopo i primi 8 mesi (la domus è stata inaugurata a dicembre) è evidente che serve un intervento strutturale adeguato, e in grado di essere efficace per parecchi anni». Dei primi danni alla domus e agli altri edifici rinvenuti durante gli scavi (tra cui un palazzo del V o VI secolo d.C.), il Comune e Maria Grazia Maioli, archeologo direttore della Soprintendenza ai beni archeologici, se ne sono resi conto già da mesi.

E il primo luglio è iniziato così un lungo monitoraggio del sito, portato avanti per 3 settimane dalla Scuola per il restauro del mosaico di Ravenna (diretta dal Ministero per i Beni culturali). I restauratori della scuola, una delle più famose in Italia, hanno confermato come «nonostante tutte le cure e le tecnologie usate i mosaici della domus soffrano di patologie croniche». Di queste «le più gravi - spiega Claudia Tedeschi, docente della scuola - sono il distacco delle tessere dal sottofondo, e la crescita di alghe e muschio su alcuni strati e strutture». I danni peggiori alla domus li crea dunque l'umidità, «ed è inevitabile che sia così - spiega la Maioli - Perché il sito della domus, uno dei primi in Italia dove si è riusciti a 'museizzare' l'area degli scavi, senza strappare i mosaici da dove sono, è ben protetto dall'umidità solo nella parti superiori e laterali, ma naturalmente da sotto l'acqua riesce a penetrare».

Ecco perché la Scuola preparerà, nei prossimi mesi, un nuovo progetto per eliminare in maniera adeguata i problemi d'umidità. A breve cominceranno i restauri dei mosaici, «che in questi ultimi due anni abbiamo sempre ritardato - osserva Pivato - proprio perché sapevamo di poter incorrere in questi problemi». «E grazie alla bravura della Scuola - sottolinea ancora la Maioli - non ci sarà alcuna traccia dell'intervento di restauro». Per i lavori anti-umidità, unici in Italia per la modalità con cui saranno svolti, si dovrà attendere invece parecchio. Perché serve il progetto e soprattutto servono tanti soldi, che al momento «non ci sono».

http://www.flickr.com/photos/a-g

Tratto da Manuel Spadazzi del 2 Agosto 2008

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