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Rimini Cinema l'intervento di Pivato C'è solo il Comune a dare spettacolo

Progetti cinema Rimini

«SU UN punto non si può non concordare con chi afferma, rispetto alle chiusura delle sale cinematografiche in centro storico, che «è finita un'epoca» (come hanno sostenuto Confesercenti e Confcommercio ieri, ndr). Sì, è davvero finita un'epoca ma nel senso che sono definitivamente mutati (non a Rimini, ma in Italia e nel mondo) gusti, consumi e costumi del pubblico in particolare nei riguardi della fruizione dello spettacolo.

E non solo quello di tipo culturale. Gli stadi nell'arco degli ultimi dieci/quindici anni sono andati progressivamente svuotandosi, a vantaggio di un consumo sportivo che avviene prevalentemente davanti alla tivù. Lo stesso è accaduto per il cinema. Dagli anni Ottanta le sale cinematografiche sono andate progressivamente desertificandosi. E' accaduto ovunque: a Roma come a Napoli, a Torino come a Messina, a Bologna. E finanche a Venezia, capitale del cinema italiano (e non solo), che conta un solo cinematografo nel centro storico.

E OVUNQUE è nato il fenomeno delle multisale indizio di un nuovo modo di 'consumare' (è proprio il caso di dirlo) il film: pop corn, bibita, pizza e, a scelta tra 10/12/15 schermi, o il blockbuster o la pellicola d'essai o il cartone animato. Giusto o sbagliato che sia è anche grazie a questo 'mutamento genetico' del classico andare al cinema che ci si è tratti fuori dalla crisi apparentemente irreversibile che aveva colpito il cinema italiano negli anni Ottanta e Novanta.

A fronte di tutto questo l'amministrazione comunale ha comunque avviato un programma straordinario (e con pochissimi emuli nel Paese) di «riqualificazione» dell'offerta cinematografica che ha nella 'location' del centro storico uno dei suoi assi fondamentali. E' noto a tutti il successo della programmazione serale della Cineteca (anche di prime visioni o pellicole 'invisibili'), così come è pubblico il percorso che entro il 2010 porterà alla ristrutturazione e al rilancio del 'Fulgor'. Per questo, anche in un passato recente, siamo stati accusati di entrare in un settore privato che non core business di un Ente pubblico.
MA IN MANCANZA di tutto ciò (che, assicuro, è tanto) davvero oggi il centro sarebbe un po' più povero e con scarse tracce della settima arte».
*Assessore alla cultura di Rimini

foto by http://www.flickr.com/photos/petar_kurschner

Tratto da Il Resto del Carlino di STEFANO PIVATO del 4 Settembre 2008

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