SONO TANTI i riminesi al Meeting. Entrando in fiera il primo luogo che si trova è il cosiddetto "Banco Lavori", il punto nevralgico dove vengono coordinati i lavori di costruzione. Stefano La Motta, ingegnere di 36 anni, da almeno sei è tra coloro che coordinano gli allestimenti. Già dai tempi del liceo lavorava al Meeting, ma finita l'università alcuni amici e colleghi di lavoro gli chiedono un coinvolgimento maggiore.
"È una scelta di vita, un lavoro vero e proprio ? racconta col sorriso sulle labbra ? che dura tutto l'anno. Se non si organizzassero al meglio i turni durante l'anno e poi durante la fase di allestimento, difficilmente si riuscirebbe a metter in moto la macchina del Meeting: turni precisi, incontri con i capi delle varie aree, tutto per avere sotto controllo le problematiche e soprattutto condividerle".
Un'altra colonna portante del banco lavori è Daniele Balducci, laureato in ingegneria informatica e libero professionista. 26 anni, un'esperienza decennale al Meeting. "Quello che mi colpisce di più ? ha confidato ? è la gente che viene a lavorare al Meeting con la massima disponibilità e soprattutto vederla così lieta nonostante la fatica".
Girando per i padiglioni, è impossibile non notare l'architetto del Meeting, Luciano Paci, 54 anni, sempre in giro con la sua bici e la sua pipa a dare consigli nei vari cantieri: " L'obiettivo è costruire una piccola città, un luogo in grado di accogliere un popolo, ricreando luoghi belli, accoglienti, con un concetto urbano, luoghi di festa e di incontro" Tiziana Scarponi 63 anni, riminese doc, è responsabile dell'International Meeting Point. In realtà la sua storia al Meeting è iniziata alle cucine, poi ai bar e poi tutto quello che riguardava lo sport, in quanto insegnante di educazione fisica. "Ma la mia grande passione è sbocciata con l'International Meeting Point, in cui ho avuto l'opportunità di incontrare le più svariate realtà straniere, in particolare i ragazzi russi, kazaki, lituani. Così, il dipartimento è diventato realmente luogo di conversione e di accoglienza. Inizialmente ho accolto a casa mia alcuni ragazzi russi che a malapena riuscivano a pagare il costo del viaggio. E questa prima accoglienza è stata provocazione per molte famiglie riminesi, per aprire le loro case a questi ragazzi".
ANCHE Enzo Frisoni è un altro riminese storico del Meeting. Nella vita elettricista e dal 1980 si occupa degli impianti elettrici. "Nel 1980 col mio socio decidemmo di mettere a disposizione gratuitamente la nostra professionalità. All'inizio seguivamo tutto noi, ma ad un certo punto non ce la facevamo più. Vedere i volontari che si mettevano ad aggiustare spine e cavi elettrici, quando magari nella vita facevano tutt'altro, è qualcosa ci ha sorpreso e che anche oggi ci sorprende".
foto by http://www.flickr.com/photos/kamome
Tratto da
Il Resto del Carlino del 21 Agosto 2008
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