Palas Rimini Lorenzo Cagnoni

Palas Rimini Lorenzo Cagnoni


«Ridicolo». Dopo un'ora di dichiarazioni felpate e cifre asettiche, tocca al presidente di Fiera Rimini scandire la sentenza. Cagnoni parla per ultimo, ma quello che dice ha il peso di un macigno che si abbatte sui protagonisti della «guerra dei Palas». «Trovo ridicolo che sul tema della gestione dei palazzi di Rimini e Riccione - sostiene il presidente - andiamo a creare problemi di cui non vedo la necessità.

Diamo l'esempio e lavoriamo per costruire un rapporto che riguardi la gestione». Il messaggio di Cagnoni è chiaro. Punto primo: politica e operatori turistici la smettano di litigare. Secondo: Convention Bureau, che mira ad allargare la sua influenza oltre confine, ha tutte le carte in regola per gestire i due impianti. Cagnoni rifila stoccate anche al sistema locale, elencando «colpe e limiti del territorio», citando come esempio l'aeroporto, che «ha fatto molti passi in avanti ma nessuno può scambiare per uno scalo internazionale».

Le parole di Cagnoni scuotono la prima fila di poltrone, dove siede il presidente della PalaRiccione, Giorgio Montanari. Che incassa, ma in tarda serata ci ripensa. «Non condividiamo fughe in avanti e polemiche che portano solo divisioni tra i territori - dichiara di rimando - Siamo tutto d'accordo sulla necessità di fare sistema e sul lusinghiero andamento dei dati offerti dall'Osservatorio congressuale. Siamo sulla buona strada, ma siamo anche convinti che ognuno debba mettere in gioco la propria identità, le proprie peculiarità, il proprio management. Le sinergie sono un'ottima cosa, ma Riccione non si farà fagocitare da nessuno».

Punto, e a capo. Montanari, e prima di lui il sindaco Imola, non intende fare marcia indietro. Sinergie e scambi di quote sono le benvenute, ma sulla gestione ognuno si muoverà sulle proprie gambe.

I risultati ottenuti da Convention Bureau non modificano il quadro. Gli sforzi del presidente Mauro Ioli - che più volte parla di «sinergia di tutto il territorio» - sono destinati a cadere nel vuoto. Ioli non si sbilancia, ma garantisce un impegno «super partes». Senza entrare in polemica fa capire che i due Palas possono convivere senza pestarsi i piedi, promette gioco di squadra e terziarietà. Mette in campo la «professionalità e gli obiettivi raggiunti da Convention Bureau». Si mostra ecumenico per non spaventare i riccionesi. Incassando però un ?sei il solito democristiano', che Montanari si lascia sfuggire fuori dalla porta.

Toccherà quindi a Lorenzo Cagnoni, il vero dominus della partita, trovare un equlibrio e smussare gli angoli. Non a caso il presidente della Fiera prima bacchetta i contendenti ma poi si dichiara disposto a incontrare le parti per evitare che il «distretto congressuale», già celebrato dalla stampa internazionale, divenga terreno per inutili e pericolose guerre di cortile.