"Mi ha annunciato - ha raccontato Capecchi ancora commosso - il premio e mi ha detto di non dirlo a nessuno, ma ho resistito appena mezz'ora".
"Mi ha annunciato - ha raccontato Capecchi ancora commosso - il premio e mi ha detto di non dirlo a nessuno, ma ho resistito appena mezz'ora".
La prima reazione è stata la sorpresa: "Il Nobel di solito premia argomenti diversi di anno in anno, e l'anno scorso era già stato premiato uno studio di genetica molecolare - ha spiegato - è un grande onore, davvero inaspettato. Un grande onore per il nostro laboratorio, la nostra università e anche per l'Italia. È un tributo ai nostri sforzi collettivi: abbiamo cominciato a lavorare più di 20 anni fa, e ci sono voluti più di dieci anni di sviluppo".
Considerato dalla comunità scientifica internazionale un candidato naturale al Nobel, Capecchi è nato a Verona nel 1937, ma vive e lavora negli Usa dove emigrò a 9 anni e dove oggi insegna nella facoltà di medicina dell'Università dello Utah.
Dopo il dottorato ad Harvard, nella sua eccezionale carriera ha ottenuto i più importanti riconoscimenti scientifici tra cui la Laurea honoris causa in Biotecnologie mediche ricevuta a Bologna lo scorso maggio.
Si è guadagnato il Nobel per il suo lavoro pionieristico sullo sviluppo del ?gene targeting? nelle cellule staminali di embrioni di topo: in sostanza è stato il primo a creare i topi geneticamente modificati, oggi utilizzati nei laboratori di tutto il mondo e cruciali per riprodurre malattie umane in modo da analizzarle nel dettaglio o ancora per sperimentare nuovi farmaci. La motivazione ufficiale di Stoccolma parla infatti di "scoperte del principio per introdurre specifici geni nei topi tramite cellule staminali embrionali" grazie alle quali, oggi almeno 25 milioni di topi da laboratorio aiutano tutti i giorni i ricercatori a condurre i loro studi sulla cura di numerose malattie mortali come tumori, patologie cardiovascolari, Aids e malaria.
Gli studi che hanno permesso a Capecchi di modificare il patrimonio genetico del topo, in modo da ottenere mutazioni in ogni gene desiderato, hanno destato all'inizio grandi perplessità. Quando li presentò, una ventina di anni fa, ricevette forti critiche perchè sembrava che il suo progetto non avesse alcuna possibilità di andare in porto e che non avesse alcun futuro.
Ma con il tempo si è visto che avere a disposizione topi geneticamente modificati era un acceleratore senza precedenti per la ricerca biomedica. La grande potenzialità della tecnologia messa a punto da Capecchi è nella possibilità, per il ricercatore, di scegliere liberamente, quale gene mutare. Questo permette di identificare esattamente la funzione svolta da un particolare gene, in ogni fase dello sviluppo.
Se Capecchi ha trovato il modo di modificare il Dna del topo, Smithies ed Evans hanno applicato la stessa tecnica per modificare le cellule staminali embrionali allo scopo di correggere sul nascere geni difettosi, come quelli all'origine di malattie ereditarie, come la fibrosi cistica. Il premio, di 1,54 milioni di dollari, sarà diviso fra i tre ricercatori che già pensano al futuro.