A RAVENNA il ‘muro’ è crollato ieri. «Sabato i negozi del centro e dei lidi potranno restare aperti. Abbiamo deciso di accogliere la richiesta arrivata dalle associazioni di categoria», annuncia l’assessore al Commercio Andrea Corsini. Apriti cielo... A Rimini le associazioni di categoria hanno subito visto nero, e non certo per colpa del maltempo. Ma oramai non c’è più storia
A Palazzo Garampi si tira diritto, e così faranno anche a Riccione, a Santarcangelo, e negli altri comuni dove era stata avanzata la richiesta della deroga. «No secco», il fronte dei sindaci è compatto. Eppure a Ravenna (mica chissà dove), Corsini spiega che «quest’iniziativa presa dal Comune ha una doppia valenza. Da un lato, presentare un’immagine vitale della città ai turisti in visita nel weekend. Dall’altro, favorire lo shopping e l’economia locale». Tutte ragioni valide, validissime. Le stesse che Confcommercio, Confesercenti e le altre associazioni hanno cercato di far valere (invano) a Rimini, chiedendo la deroga.
A RAVENNA hanno già pensato a tutto. Visto che sono previste almeno 5 chiusure obbligatorie per altrettante festività, compreso l’1 novembre, nel 2009 la giornata in deroga concessa dall’amministrazione dovrà essere compensata da un giorno di chiusura in più per i negozianti, che verrà stabilito insieme alle categorie. «Ma è quello che avremmo potuto fare anche a Rimini, recuperando la chiusura di sabato il 26 dicembre», masticano amaro le categorie. Anche perché, di fatto, a Santo Stefano per il momento il Comune di Rimini non ha previsto alcuna chiusura obbligatoria. E’ soltanto un’ipotesi, frutto di un confronto serrato tra il vice sindaco Maurizio Melucci e i sindacati, che per ora non compare affatto nell’ordinanza comunale emanata a maggio.
IN OGNI CASO, non dovrebbero essere pochi sabato in centro a Rimini i negozi che saranno aperti, con il rischio di prender la multa. A violare l’ordinanza dovrebbero essere soprattutto alcune rinomate boutique e i negozi delle grandi marche. Hanno fatto qualche conto: anche se la multa è di 1032 euro, non lavorare sabato significa perdere un incasso di almeno 4 o 5mila euro. «Ma i piccoli negozi questo non se lo potranno permettere — mastica amaro Leonardo Casadei, rappresentante dei negozi del centro storico di Rimini — Una settantina di attività comunque, per cercare di recuperare quello che non faranno sabato, staranno aperte domenica». Ciò non toglie, aggiunge Casadei, che «l’amministrazione comunale di Rimini ha avuto una scarsa sensibilità in questa occasione. E non mi riferisco soltanto alla giunta, ma anche ai consiglieri comunali che non hanno detto una sola parola... Per carità: le colpe le abbiamo anche noi categorie (Casadei è di Confesercenti), che ci siamo svegliati tardi su questa vicenda. Ma la decisione di Ravenna, che ha scelto di concedere la deroga, dimostra quel buon senso che Rimini non ha avuto».
Deroga o no, «noi sabato staremo aperti — annunciano Oscar Maggioli e altri negozianti, tra piazza Tre Martiri e via Mentana — Melucci dovrebbe essere contento di vedere un centro storico vivo, anche in questa giornata...»
Tratto da
IL Resto del Carlino di Manuel Spadazzi del 30 Ottobre 2008
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