NON HANNO fiducia, ma resistono. Si sentono oppressi dai centri commerciali, ma più degli Iper per ora pesa come un macigno l’affitto...
NON HANNO fiducia, ma resistono. Si sentono oppressi dai centri commerciali, ma più degli Iper per ora pesa come un macigno l’affitto...
Che il commercio a Rimini non godesse di buona salute, lo si sapeva da tempo. Ma la ricerca di Confesercenti, condotta da Europa Inform su 110 negozi tra Rimini, Riccione, Cattolica, Bellaria e Santarcangelo («nessuna inchiesta per telefono: siamo andati sul posto!»), lancia segnali inquietanti sul futuro dei negozi per i prossimi anni.
I DATI
Il primo, più che un segnale, è un dato di fatto. Le imprese del commercio al dettaglio, che fino al 2005 hanno continuato a crescere nella provincia di Rimini, con l’apertura de I Malatesta e delle Befane, negli ultimi tre anni sono andate progressivamente calando: 5281 nel 2005 (compresi gli ambulanti), 5240 l’anno dopo, 5190 l’anno scorso.
Se si considerano anche il commercio di auto e all’ingrosso, il saldo tra il 2007 e il 2008 è negativo: 9005 imprese nel 2007 e 8980 l’anno scorso (-115), anche se le imprese commerciali rappresentano quasi il 26,6% di quelle totali. Ma è sui negozi, sul commercio al dettaglio, che si è concentrata la ricerca di Confesercenti. E anche se la presenza dei negozi nei 5 principali comuni presi in considerazione è ancora molto elevata (a Cattolica ci sono 110 imprese commerciali ogni km quadrato, a Riccione 73: oltre la media regionale), le risposte dei negozi intervistati lasciano poco spazio all’ottimismo.
L’IMPATTO DEGLI IPER
Uno degli aspetti fondamentali affrontati nella ricerca è l’impatto dei centri commerciali. Solo il 25% dei 110 negozi intervistati dice di aver risentito di alcun effetto Iper, e il 17% l’ha visto solo nei primi mesi.
Per oltre il 56% dei negozi invece l’apertura dei centri commerciali si è fatta sentire, e uno su tre dichiara di aver risentito molto o moltissimo dell’effetto Iper. Il 13% dei negozi sostiene di aver perso, a causa degli Iper, tra il 10% e il 20% di fatturato, mentre il 9% dichiara una perdita tra il 20% e il 30%. Quella di Confesercenti, è tra l’altro, la prima ricerca fatta nel Riminese sugli effetti degli Iper sui negozi.
NATALE E SALDI OK
Nonostante la crisi in corso, quasi il 76%, interpellato sull’andamento dello shopping a Natale, si è dichiarato soddisfatto, mentre per il restante 24% è andata male o malissimo. «C’è da dire a questo proposito – osserva Alessandro Bonfè, presidente della Confcommercio – che molti temevano un Natale nero, e dunque si dicono soddisfatti anche solo per essersi mantenuti sui livelli dell’anno prima, o poco meno». I negozi intervistati rivelano poi come i clienti, durante le feste natalizie, nonostante il Capodanno Rai e gli altri eventi, siano stati soprattutto riminesi. Solo il 28% dice di aver avuto, tra i clienti, anche qualche turista. «Questo dimostra che per i negozi – osserva Mirko Pari, responsabile della Confesercenti – gli eventi natalizi non portano molti benefici». Buona anche la stagione dei saldi, che fa dichiarare soddisfatti l’86% dei negozi.
FUTURO: LUCI E OMBRE
Per il 61% il 2009 andrà peggio dell’anno scorso, mentre ‘solo’ il 44% teme un calo delle vendite nel periodo estivo.
« Ci sono grandi aspettative e fiducia per la stagione turistica – conferma Pari – ma come il commercio percepisce l’importanza del turismo, non possiamo dimenticarci che il commercio è essenziale al turismo».
Molta meno fiducia i negozianti ce l’hanno per le istituzioni. Quasi la metà (48%) ha poca o nessuna fiducia per le banche, e ancora meno (54%) per le assicurazioni. Ancora peggio va ai Comuni: ben il 58% è critico contro le amministrazioni locali. Ma i negozi sono scettici anche verso le categorie: la metà (47%) non è iscritta ad alcuna associazione di settore.
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