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Turci, lo sguardo che attraversò l’Adriatico. Santarcangelo celebra il pittore

Mostra Giulio Turci Santarcangelo

IL SUO STUDIO è ancora lì, in via don Minzoni. Nel cuore di Santarcangelo, dove Giulio Turci faceva ritorno ogni volta dopo i suoi lunghi viaggi. E in fondo un lungo viaggio, tra le suggestioni e le atmosfere immortalate dal grande pittore santarcangiolese, è la mostra Omaggio a Giulio Turci. Una storia adriatica, che celebra l’artista a 30 anni dalla sua scomparsa, di scena a Santarcangelo da oggi fino al 6 gennaio nel palazzo dell’ex Monte di Pietà.

UNA STORIA adriatica perché il mare, più di ogni altro elemento, domina nei trenta dipinti e nell’intensa serie di foto e disegni esposti nella bella mostra, curata da Gabriello Milantoni. E perché, soprattutto, racconta dell’intenso rapporto del pittore santarcangiolese con l’altra sponda del mare Adriatico, dove Turci era di casa.

Le sue numerose esposizioni, a Mostar e nelle altre città bosniache, e le frequentazioni con gli artisti dell’ex Jugoslavia, ne fecero al di là dell’Adriatico uno dei pittori più apprezzati. Un maestro, un ruolo che già gli spettava tra gli artisti e gli intellettuali di Santarcangelo che con lui avevano fatto parte del celebre circolo del giudizio. Di tre anni più grande di Tonino Guerra (nacque nel 1917), Turci divento prestò un punto di riferimento per il grande poeta e sceneggiatore, così come per gli altri straordinari protagonisti di quella stagione culturale, da Raffaello Baldini a Nino Pedretti, da Flavio Nicolini a Federico Moroni. Uno dei suoi quadri più celebri, Il pallonaro (scelto anche come immagine per il materiale della mostra) ha ispirato diverse opere, tra cui alcune ceramiche dello stesso Guerra.

MA PER GUERRA, come per tutti gli altri artisti e i critici venuti a contatto con Turci, è sempre stato praticamente impossibile accostare la sua pittura a qualunque espressione o movimento artistico. Era semplicemente unico. I suoi paesaggi, quelle sue nature morte, i suoi ritratti (gli piaceva spesso usare per soggetti la moglie e le figlie, Wilma e Miresa), che in alcune opere appaiono così sorprendentemente realistici, in verità la realtà la trasfiguravano, in un rapporto quasi metasifico.

Ma Turci, come testimonia ora la mostra Una storia adriatica (la seconda, grande esposizione promossa dall’associazione Giulio Turci a Santarcangelo, dopo quella antologica del 2001), era anche un abilissimo fotografo. E il suo occhio attento, il suo sguardo intimo dietro l’obiettivo, si riflettevano poi nei colori, nelle forme, nelle atmosfere dei suoi quadri. «Come ha mostrato Gabriello Milantoni, curatore della mostra, guardando in sequenza certi quadri e certe fotografie di Turci — osserva l’assessore alla Cultura di Santarcangelo, Manuela Ricci — si fatica poi quasi a riconoscere le tele dalle immagini fotografiche».

La mostra, dopo l’inaugurazione di ieri, resterà aperta fino al 6 gennaio tutti i giorni (lunedì escluso) dalle 15.30 alle 19.30, il sabato e la domenica anche dalle 10 alle 12

Tratto da Il Resto del Carlino di MANUEL SPADAZZI — SANTARCANGELO (Rn) — del 2 Novembre 2008

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