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Quei matrimoni mai consumati. Sono diverse le coppie a Rimini che chiedono la nullità dell'unione

Matrimonio Annullamento

MATRIMONI dichiarati nulli perché non sono mai stati consumati. Non siamo in qualche oscura epoca storica, ma ora, nel Riminese, in quella che continua a essere definita come la terra degli amatori. Eppure ci sono anche questi tra i «capi d'accusa» che hanno portato a dichiarare nulli diversi matrimoni. Sono circa 120 i riminesi in fortissima crisi - non solo per matrimoni non consumati - che, ogni anno, passano nelle stanze del Tribunale ecclesiastico (le cause si attestano sulle 25: quelle provenienti dalla Diocesi di Rimini sono seconde, in Regione, solo a quelle di Bologna).

Nella maggioranza dei casi, però, tra le motivazioni che inducono le coppie a presentarsi al giudice del Tribunale c'è quella «dell'esclusione della prole», come spiega don Giorgio Zannoni, vicario giudiziale per la Diocesi di Rimini e docente di Diritto canonico a Venezia. Di fatto uno dei due coniugi non intende avere dei figli.

A questa causa ne segue subito dopo un'altra: quella «dell'esclusione dell'indissolubilità». Una delle due persone, anche se unite in matrimonio, non intende promettere all'altro che quell'unione sarà per tutta la vita. «Il divorzio sta diventando la normalità - riflette don Zannoni - e il matrimonio è visto come un contratto a tempo».
L'altro grande capo d'accusa, riguarda l'immaturità affettiva, la capacità di coinvolgere nella propria dimensione legata all'amore il coniuge, che continua a essere concepito semplicemente «come qualcuno che ti sta vicino».

Le fasi per giungere alla sentenza: la coppia consulta il giudice (sono i momenti dei sensi di colpa, ma anche quelli in cui le persone chiedono che cosa possa fare la Chiesa in questi casi), segue la nomina degli avvocati (che, in genere, hanno una specializzazione precisa in questo ambito) e la fase istruttoria. Terminata questa c'è l'intervento del difensore ?del vincolo' (è colui che ribadisce le ragioni del matrimonio) e quello del ?patrono di parte' (questa è la figura che ha il compito di far partire la causa). Naturalmente l'iter processuale si conclude con una sentenza che viene pronunciata nella sede del Tribunale ecclesiastico regionale (a Bologna), poi c'è l'appello.

«I matrimoni non vengono consumati per diverse ragioni - spiega - . Ci possono essere casi in cui i ragazzi sono cresciuti assieme, hanno frequentato lo stesso gruppo parrocchiale, poi si sono sposati ma continuano a comportarsi come fratelli. Abbiamo poi casi in cui l'uomo non riesce a staccarsi dalla figura della madre».

A essere in crisi, però, non sarebbe l'istituzione matrimoniale, sia che si parli di quella religiosa che di quella civile, dichiara don Zannoni: «E' il soggetto, la persona che non trova più niente per cui valga la pena di mettersi in gioco. Ma la richiesta di nullità dell'unione, per contro, ha una sua positività: il bisogno e la consapevolezza di molti di ripartire, veramente, daccapo».
Foto by Roby Ferrari

Tratto da Il Resto del Carlino di Monica Raschi del 30 Settembre 2007

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