Lui dice che il futuro non sarà un granché. Ma intanto è un uomo sempre al lavoro: la sua vivacità è inesauribile". "Lui" è Mario Monicelli, uno dei maestri del cinema italiano. Le parole che lo presentano, invece, sono di Davide Ferrari, direttore della Casa dei pensieri, l'associazione che anche quest'anno cura la rassegna culturale della Festa nazionale de l'Unità.
Monicelli sarà oggi al Parco Nord, alle 21 nella "Sala 14 ottobre". Parlerà della sua carriera, intervistato da Sara Pesce, docente del Dams. Una conversazione in pillole. Sarebbe impossibile concentrare nello spazio di poche ore la storia del re della commedia all'italiana, l'occhio satirico e irriverente che ha diretto tutti i grandi del dopoguerra: da Gassman a Sordi, passando per Totò. L'uomo che, dopo un esordio alla regia, datato 1937, è riuscito a mettere in fila capolavori come "I soliti ignoti", "La grande guerra", "L'armata Brancaleone", "Amici miei".
Durante la serata, la Casa dei pensieri consegnerà a Monicelli, per mano di Angelo Guglielmi, la targa in ricordo di Paolo Volponi, lo scrittore che vent'anni fa diede vita all'associazione con un pugno di giovani volontari. Un riconoscimento che, in passato, è
toccato a gente come Dacia Maraini, Luìs Sepulveda, Alberto Asor Rosa e Carlo Lucarelli. Quest'anno è la volta di Monicelli e non è una scelta casuale. "Ha lasciato un segno indelebile nel racconto dell'Italia" dice Ferrari. Dopo la premiazione, il regista ricorderà il compositore Gioacchino Rossini, assieme al musicologo Marco Beghelli e a Luigi Ferrari, ex direttore artistico del Teatro comunale di Bologna.
Fu un musicista in viaggio, Rossini, tra Bologna, Napoli e Parigi, che proprio sotto le due Torri, agli inizi Arriva Monicelli, l'occhio irriverente che ha raccontato l'Italia di Pierpaolo Velonà dell'800, apprese i rudimenti della composizione. A lui Monicelli ha dedicato un lungometraggio, con un indimenticato Philippe Noiret - che sarà ricordato con una serie di immagini
- nei panni del protagonista.
L'incontro sarà anche un'occasione per ricordare la Bologna di due secoli fa, città relativamente piccola, ma non provinciale. Uno dei centri di maggiore importanza dello stato Pontificio, capitale "ideale" delle Marche. Qui si formarono artisti che avrebbero affrontato palcoscenici e salotti in Italia e in Europa. Non è un caso se da Bologna, oltre a Rossini, passò un certo Giacomo Leopardi. Durante la serata, inoltre, il soprano Felicia Dongiovanni e Nicoletta Conti al pianoforte eseguiranno alcune arie del compositore.
Foto 1 alta by giando
Foto 2 bassa by screenweek
Tratto da
L'Unità di Pierpaolo Velonà del 27 Agosto 2007
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