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Mamme con la provetta: test per scoprire la droga 'Quando sanno la verità scoppiano in lacrime'

Mamme Test Droga

«CAPITA quasi sempre che alla consegna del test antidroga del figlio minore, la mamma scoppi in lacrime. Sta a noi consolarla e aiutarla. In genere sono donne che conosciamo bene, magari 14-15 anni prima avevano fatto da noi il test di gravidanza proprio per quello stesso figlio, che ora risulta far uso di stupefacenti».

Storie di ordinario sbandamento quelle cui si assiste in molti laboratori di analisi di Rimini e dintorni.
Nessuno dei quali è ancora attrezzato per le sofisticate analisi del capello. Ma quasi tutti sono attrezzati per rilevare droga dalla pipì.
«Anche dalle urine si rileva l’eventuale assunzione di stupefacenti — spiega la dottoressa Gianni, del laboratorio Dante (ex Biolab) —. Cannabis e cocaina, nell’ordine le droghe che maggiormente rileviamo, restano rintracciabili anche per una ventina di giorni».
IL FENOMENO è un crescita?
«La cannabis sembra ormai all’ordine del giorno — aggiunge la Gianni —, quasi fossero normali sigarette».
«Analisi antidroga sulle urine vengono fatte da gran parte dei laboratori del Riminese — spiega il tossicologo Giampaolo Brusini, responsabile scientifico della Comunità di San Patrignano —. Invece i test sui capelli sono complessi, e servono strutture sofisticatissime, quali laboratorio di tossicologia forense delle maggiori università. Oppure pochi laboratori italiani d’avanguardia, che sono a Padova, Pavia, Verona, Milano, Roma...»
Da un estremo all’altro: kit per test fai-da-te sono in vendita su internet a poche decine di euro.
Mentre per i figli maggiorenni la normativa proibisce che terze persone (persino i genitori) commissionino analisi o indagini cliniche, per i figli minori ciò è possibile.
«E CAPITA sempre più spesso — prosegue il dottor Manduchi, del laboratorio Sistema 2000 — che mamme o babbi chiedano di aggiungere l’esame stupefacenti alle normali analisi delle urine».
Spesso anche di straforo, confermano gli addetti ai lavori.
O addirittura le analisi «ordinarie» sono una scusa per puntare all’obiettivo, guardare in faccia la domanda-incubo di ciascun genitore: «Mio figlio si droga?»
«Purtroppo spesso quando un genitore, in genere la mamma, viene a richiedere quel tipo di esame — spiega il dottor Roberto Ballardini, responsabile del laboratorio chimico del poliambulatorio Ismac — il problema è in fase già molto avanzata. Insomma, dal test risulta quasi sempre l’uso di droghe».
Un momento- choc.
«Si — prosegue Ballardini —. La madre in cuor suo sa già la risposta. Ma vorrebbe essere smentita. Il brutto è che sai che sicuramente scoppierà in lacrime. Molte donne vengono da noi da parecchi anni, c’è un rapporto quasi familiare, di fiducia. Hanno fatto gli esami durante la gravidanza, e poi quelli successivi, di quel bambino che oggi, adolescente, si droga».
COSA DICE loro? «Rispondo alle domande che mi fanno. Quali gli effetti dello stupefacente, perché lo trovano così piacevole, se si rischiano danni psichici e fisici. E piangono».
Anche l’Ismac fa esami antidroga sulle urine: «Richieste in forte crescita; ma molti genitori portano anche ‘erba’, una siringa, un pezzo di qualcosa che può essere hashish magari trovato nel cassetto del figlio, una pasticca che il più delle volte è di stupefacente, ma può anche essere un semplice analgesico».
QUALI LE droghe più ricorrenti nei test? «Marjuana e cocaina, che anche per il prezzo sono alla portata di un ventenne. Troviamo cocaina diluita in prodotti da palestra, ‘truccata’ da integratore, visto che si può assumere anche per via orale».
Più ecstasy e anfetamine.

Anche dal laboratorio Nuova Ricerca confermano in crescita le analisi sull’uso di stupefacenti. «Succede che un genitore, nel momento in cui fa test delle urine per il figlio — spiega Giorgio Celli — chieda di aggiungere anche l’esame sugli stupefacenti».

Richieste «stabili, non particolarmente alte», sono segnalate dal laboratorio Alba di Riccione: «Al primo posto come frequenza troviamo la cannabis, poi la coca, e a seguire gli oppiacei», segnala il dottor Mancini.
Il test sul capello si sta comunque diffondendo. Resta difficile, per vari motivi: va isolata la traccia di droga dalle altre molecole naturali. Va distinta poi tra eventuali tracce di gel, lacche, coloranti. E’ poi difficile correlare il momento dell’assunzione rispetto a quello dell’analisi. Per contro, se ben riuscito, può dare utili informazioni ‘storiche’ sul soggetto: un capello di 10 centimetri, se ha tracce di assunzione ovunque, ‘racconta’ di assunzione fatta circa sei mesi addietro. Se la droga è solo vicino alla radice, l’assunzione è recente.

foto by http://www.flickr.com/photos/zingaradeimari

Tratto da Il Resto del Carlino DI MARIO GRADARA del 11 Novembre 2008

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