Mambor e Concetto Pozzati: Quaranta lavori, tra pop ad altre sperimentazioni, di Renato Mambor e Concetto Pozzati dagli anni sessanta fino ad oggi saranno esposti alla Gam di Faenza in una mostra che inaugura oggi e che resterà aperta fino al 31 ottobre 2006. Mambor nasce come cartellonista del cinema. Scrive allo stesso tempo sceneggiature tra cui la Dolce Vita (1959) di Fellini.
Mambor e Pozzati, pop e sperimentazioni
Poi attraverso la frequentazioni di Schifano, Pascali, Angeli, Festa, Lo Savio, Ceroli, Tacchi la sua ricerca artistica diviene personale. Comincia a dipingere le Sagome di uomini statistici o altre forme riempite a campiture di colore omogeneo, si serve di segnali stradali, ricalchi fotografici, timbri con omini, rulli da tappezzeria. Mutua il linguaggio dalla cartellonistica e dalla pubblicità. Siamo nel 1964 quando alla Biennale di Venezia trionfa la Pop art americana. Allora Mambor insieme a Ceroli e a Tacchi decide di compiere un viaggio a New York durante il quale entra in contatto diretto con la cultura americana e quella della pop art. Al ritorno reagisce con una progressiva riduzione delle immagini. Realizza Diario67 a moduli seriali e riscuote un grande successo. Negli anni Settanta influenzato dall'amicizia di Paola Pitagora il suo interesse va piano piano a focalizzarsi sul teatro e sul corpo. Comincia a lavorare con le "azioni fotografate" tra body art e performance, privilegia ricerche d'ambiente, con strutture come L'evidenziatore (1967), strumento meccanico per agganciare oggetti e spostarli nel mondo dell'arte. Torna alla pittura negli anni Novanta e di qui al Duemila si dedica alla riflessione sulla relazione dell'uomo con l'altro da se, con l'esistente, sulla relazione tra arte e realtà. Le prime opere dedicate a questi temi sono L'Osservatore e il Riflettore. Tutte le opere successive, di cui molte sono in mostra, rappresentano sagome di paesaggi, esseri umani senza volto e proseguono la sua riflessione sulla percezione, l'altro e la coscienza.Pozzati, da sempre, investigatore del linguaggio della pittura. Protagonista nei secondi anni cinquanta della "nouvelle figuration" diviene poi uno dei maggiori rappresentanti della "pop art" italiana. Dagli anni sessanta in poi il suo linguaggio, fatto di continue commistioni, contaminazioni di incroci culturali, di memorie, diviene sempre più individuale e riconoscibile attraverso la pittura "assolutamente irrinunciabile" anche quando percorre la via della sperimentazione e della elaborazione dei materiali più disparati. Concetto Pozzati nasce a Padova il 1 dicembre del 1935. Nel 1949 si trasferisce a Bologna, dove risiede attualmente e frequenta l'Istituto d'Arte della stessa città. Consegue i diploma nel 1955 a Parigi per perfezionarsi nello studio della pubblicità dell'atèlier di Sepo, con il quale nel 1960 fonda a Bologna la scuola d'Arte pubblicitaria dedicata a suo padre Mario Pozzati. Dal 1967 insegna all'Accademia di Belle Arti di Urbino, che poi dirige sino al 1973. Insegna anche all'Accademia di Firenze e attualmente è titolare di una cattedra di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1955 ha partecipato alle principali manifestazioni nazionali e internazionali, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti.
Tratto da
Corriere Romagna del 14 Settembre 2006
Articoli Collegati
Spettacoli FaenzaPittori a CorteMei Meeting Etichette IndipendentiDonne carta ossaFiera del GiocoDolce AcquaEstate Castel SimondoRaccolta differenziata locali pubblici
Segnala ad un amico