La soubrette Lubamba dalle stelle alla... truffa. Conti in hotel di Rimini pagati con carte di credito non sue

Lubamba truffa hotel di Rimini


DALLA ribalta televisiva a quella delle aule giudiziarie. Sembra definitivamente tramontato il periodo d'oro di Sylvie Lubamba, 35 anni, la spumeggiante soubrette di origine congolese ospite fissa del programma di Chiambretti e onnipresente madrina di feste e kermesse.

E' accusata di avere 'scroccato' vitto, alloggio ed extra in uno dei più costosi hotel della riviera riminese, per sè e famiglia. Un conto di oltre 8mila euro, finito accreditato sulle carte di due tizi che qui non ci hanno mai messo piede. Ma per Lubamba non è una novità. Di guai analoghi ne ha seminati a Grosseto, Milano, Bergamo e Olbia, rimediando già una condanna e un tot di procedimenti penali ancora aperti.
I FATTI riminesi, che vedono imputate anche la madre, Leonie, e la sorella Chantal, risalgono all'ultimo dell'anno del 2004. Quando la soubrette chiama l'hotel per prenotare due stanze, dal 31 al 3 gennaio. Naturalmente le chiedono gli estremi della carta di credito, e il fax di risposta arriva firmato da un dottore di Milano che dice di addebitare il conto della signora Lubamba e famiglia sulle sue due carte, di cui fornisce tutti gli estremi. La showgirl sbarca in riviera puntuale per Capodanno, e insieme ai parenti 'consuma' in tre giorni 8.194 euro. Ringrazia e se ne va. Chi pianta una grana, invece, sono i due titolari della carta di credito che non riconoscono quella spesa. A rimetterci, di conseguenza, è l'albergo riminese che, rappresentato dall'avvocato Alessandro Sarti, denuncia la soubrette.

IERI mattina si è aperta l'udienza preliminare, poi rinviata al 28 aprile 2008, che vede le tre imputate di indebito utilizzo di carta di credito, ma non è escluso che strada facendo scatti per Lubamba anche il reato di truffa e la recidiva specifica. Di fronte al giudice di Grosseto, la vulcanica Sylvie ha infatti già patteggiato cinque mesi e venti giorni di carcere per un fatto analogo. Vittima, quella volta, un imprenditore che aveva ospitato in casa la soubrette e che si era ritrovato un 'conto' di oltre 2mila euro.