LA PROVINCIA di Rimini è al momento l'unica ad aver predisposto e inviato alla Regione Emilia Romagna il «Piano di interventi straordinari» 2008 per combattere la zanzara tigre e il virus chikungunya, trasmesso dall'insetto alle persone. N on solo. Solo nel Riminese è prevista una campagna di prevenzione generale porta a porta. Casa per casa.
Nulla di tutto questo invece si farà nelle province limitrofe, Forlì-Cesena e Ravenna. Ma neppure in quella di Pesaro, nè in Repubblica di San Marino. Cavoli loro? No, cavoli nostri. Perché? Il motivo è semplice: la tigre... vola, e nessuno la ferma nè le chiede il passaporto ai confini provinciali. O di Stato! Il rischio è che il gran lavoro - e i forti stanziamenti economici (1,4 milioni di euro nel 2008) di soldi pubblici, quindi dei cittadini - della Provincia di Rimini e dei venti Comuni, vengano vanificati dalle diverse e molto più leggere «regole d'ingaggio» dei nostri vicini. «L'impressione è che lo standard del Piano di intervento della Provincia di Rimini - dice l'assessore Fabrizio Piccioni, coordinatore provinciale del progetto di lotta alla zanzara tigre - sia decisamente superiore a quelli degli alri territorio, dove si è privilegiato quasi solo l'intervento nelle aree pubbliche, e ben poco nelle case.
Questa diversità rischi di vanificare i nostri sforzi. Come Provincia abbiamo chiesto alla Repubblica di San Marino di fare un'azione forte di prevenzione. Invieremo a giorni il nostro piano, perché ne prendano spunto. Attendiamo anche l'annunciata campagna capillare di informazione ai cittadini da parte della Regione». Attendiamo. Intanto la tigre scalda i motori. Coi primi caldi si apriranno le uova incubate dopo l'estate. «Non solo le province limitrofe, che pure sono turistiche, hanno linee piuttosto soft rispetto a un problema che potrebbe essere devastante a livello d'immagine ancor prima che sanitario - rincara l'assessore alla Sanità del Comune di Rimini, Stefano Vitali -. Se esplode a giugno la stagione è finita! Ma lo stesso Istituto superiore di sanità non ha mai preso in considerazione seria il problema, dando direttive precise ai Comuni. Lo rileva la stessa Oms, Organizzazione mondiale della sanità».m. gra.
(foto by http://www.flickr.com/photos/kainet)
Tratto da
Il Resto del Carlino del 21 Marzo 2008
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