BENEDETTO XVI ha definito don Oreste Benzi (1925-2007) «un infaticabile apostolo della carità». È questa la cifra per comprendere la straordinaria figura di questo sacerdote che ha liso la tonaca per condividere, in nome di Cristo, la vita degli emarginati. Partito negli anni Cinquanta con un movimento teso a far avere ai preadolescenti «un incontro simpatico con Cristo», don Benzi ha successivamente fondato la Comunità Papa Giovanni XXIII, presente oggi in tutti i continenti.
Dai disabili ai minori senza famiglia, dalle schiave del sesso ai bimbi uccisi prima di nascere, dai tossicodipendenti ai senza fissa dimora, il sacerdote ha abbracciato ogni forma di povertà sostenuto dall’impeto di «fare di Cristo il cuore del mondo» e da un grande amore alla Chiesa.
Oggi nelle strutture della Comunità Papa Giovanni XXIII sparse nei cinque continenti siedono a tavola 49.000 persone. Nessuna di queste realtà (dalla prima casa famiglia sorta nel 1973 fino alle comunità di recupero per tossicodipendenti e alle varie case di accoglienza per i diseredati di ogni tipo) è nata da un progetto a tavolino.
Niente era più estraneo alla sua mentalità di una carità, ed anche di una Chiesa, che nasce per programmazione dall’alto: tutto doveva procedere seguendo i segni, le occasioni, gli incontri che il buon Dio poneva sul suo cammino.
Il libro di Valerio Lessi «Don Benzi, un infaticabile apostolo della carità» documenta passo dopo passo questa avventura, attingendo direttamente dai racconti e dai ricordi dello stesso don Benzi e dalle testimonianze degli amici e dei collaboratori. Molti gli aneddoti sconosciuti al grande pubblico e che invece restituiscono la verità della sua figura: come quando rinunciò al caffè che gli piaceva moltissimo per salvare una creatura dall’aborto. E quel bambino oggi vive.
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Tratto da
Il Resto del Carlino del 8 Novembre 2008
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