DI TUTTI i suoi film è stato, probabilmente, il più rivoluzionario. E forse anche il meno compreso. Suscitando scandali e creando «un fenomeno che è andato al di là del film stesso», come Fellini ha più volte sottolineato nelle sue interviste. Non poteva essere altrimenti per La dolce vita, il capolavoro diventato manifesto di un’epoca. A quasi 50 anni di distanza, Rimini rievoca episodi, aneddoti e racconti su La dolce vita attraverso l’annuale convegno curato dalla Fondazione Federico Fellini, in programma domani e sabato al Teatro degli Atti.
Due giorni in cui si alterneranno, tra gli altri, Sergio Zavoli e il critico francese Jean Gill, Gian Franco Mingozzi (assistente di Fellini all’epoca del film), Gianni Rondolino e Tullio Kezich, uno dei maggiori biografi di Fellini. Ai lavori del convegno parteciperà padre Vigilio Fantuzzi, che ricorderà le sdegnate reazioni della Chiesa all’uscita del film. Dagli attacchi, ripetuti, a Fellini e alla pellicola sulle colonne dell’Osservatore romano, alle parole di fuoco del cardinale Montini, futuro papa, che riteneva il film «moralmente dannoso» e sperava di poterne bloccare l’uscita. Ma uno degli episodi che più turbò Fellini come rivelò lui stesso fu quando a Padova, camminando «solo soletto» in una giornata d’agosto, si accorse che sul portale di una chiesa vi era un enorme manifesto listato a lutto con la scritta: «Preghiamo per la salvezza dell’anima di Federico Fellini, pubblico peccatore».
LA PRIMA giornata del convegno, domani, si concluderà con il taglio del nastro della nuova mostra della Fondazione, che per la prima volta espone i libri della biblioteca privata del Maestro. Si tratta di oltre 2mila volumi, conservati per anni nella sua casa romana di via Margutta, e nello studio di corso Italia. Tra i libri spiccano le opere di Kafka e Poe, di Simenon (Fellini ne possedeva la raccolta completa in italiano) e di Salgari (con le dediche del padre e della madre). E poi fumetti, trattati di stregoneria, i saggi sulla psicanalisi, e le biografie dei personaggi del cinema più amati: dai fratelli Marx a Buster Keaton, da Chaplin a Totò, fino a Mastroianni. La mostra, allestita al Museo Fellini, dopo l’inaugurazione resterà aperta fino ad aprile.
NON MENO importante il finale di sabato, seconda e ultima giornata del convegno in memoria del Maestro. Giornata che si chiuderà con la consegna del premio Fellini di due straordinari centenari: il grande regista portoghese Manoel de Oliveira (di cui alla sera, al cinema Corso, sarà riproposto il film Ritorno a casa) e Tullio Pinelli, lo sceneggiatore di tanti film di Fellini e, insieme a Ennio Flaiano, anche de La dolce vita. Fellini considerava Pinelli «un inventore di storie, un costruttore di trame e personaggi, con la vocazione di un autentico romanziere».
Tratto da
Il Resto del Carlino di Manuel Spadazzi del 13 Novembre 2008
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