C'È TUTTO in Kyle Eastwood, musicista di apollinea dignità formale: una costruzione melodica perfetta, una plasticità definitiva, una perfezione armonica da manuale. Tutto quello, cioè, che si codifica come regole della ballad jazzistica.
D'altra parte sono profondamente percepibili le esperienze musicali legate al mondo del cinema, con i brani che si sviluppano attraverso un attento utilizzo delle dinamiche intrecciate ad atmosfere di tensione-distensione.
Da talentato contrabbassista qual è, Kyle ha costruito la propria carriera su quella che era stata la prima, grande passione del padre Clint: il jazz.
Stasera alle 22.30 al Teatro delle Celebrazioni per il Bologna Jazz Festival sale sul palco con il suo sestetto (Andre Flowers alla tromba, Graeme Blevins al sax, Michael Stevens alla chitarra e tastiere, Andrei McCormack al piano e Martin Kaine alla batteria) per presentare Now, un mix di jazz e soul di impatto contemporaneo.
Che cosa l'ha spinta, dopo Mystic River e Million Dollar Baby, a occuparsi di nuovo delle colonne sonore dei film di papà?
"E' stato tutto molto naturale. Inevitabile. Lui mi ha contagiato con le suggestioni del cinematografo al punto che all'inizio pensavo di fare il regista. Ma nella vita non esistono trame preordinate: così, poco per volta, ho realizzato che i miei picchi emotivi partivano e confluivano nel pentagramma.
Tuttavia, l'universo del cinema, inteso come un altrove virtuale da colorare di note, esercita ancora su di me un richiamo forte.
Così abbiamo composto insieme parte dei temi di Flags From Our Fathers e di Letters from Iwo Jima, la stessa vicenda declinata in giapponese. Ma vivo e lavoro a Parigi con musicisti conosciuti a Londra".
Quanto ha inciso sulla sua carriera essere il figlio del pistolero più "charming" della celluloide?
"Direi che ha determinato le mie scelte. Film e musica sono le nostre passioni condivise: papà mi ha insegnato a suonare il basso e mi ha fatto conoscere Sarah Vaughan e Miles Davis. Ma chiamarsi Eastwood spesso genera diffidenza. Quello che ho ottenuto me lo sono dovuto guadagnare. E non è stato facile".
Lei si ispira alla grande tradizione blues, jazz e soul. E' stata una ricerca incalzante?
"Fervida, soprattutto. Per il jazz di Ellington e di Armstrong come per il primitivismo del blues di Robert Johnson. Senza dimenticare un virtuoso del contrabbasso qual è Holland. Ma non mi fossilizzo: grazie a James Brown e Marvin Gaye ho una percezione del mondo allargata".
Sa che Bologna è stata una delle capitali del jazz europeo?
"Se è per questo so pure che è una specie di riassunto della cultura occidentale. Non vi ho mai messo piede: sono al debutto".
foto by guillame laurent
Tratto da
Resto del Carlino di GIAN ALDO TRAVERSI del 15 Novembre 2007
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