VARIANTE IKEA adottata l’altra sera dal consiglio comunale. Per l’approvazione serviranno altri 4-5 mesi: l’ipotesi di apertura resta «intorno a Pasqua», conferma il sindaco. Un’assemblea svoltasi tra polemiche e minacce reciproche di denunce, esposti e querele.
La maggioranza ha «tenuto», mettendo in fila ventuno voti favorevoli. Anche se prima dell’alzata di mano sono usciti dall’aula quattro esponenti del centrosinistra: Giovagnoli, Pari, Coccia e Pazzaglia. La minoranza ha votato contro (astenuto il socialista Casadei), con otto «no».
Il capogruppo di Forza Italia, Alessandro Ravaioli, ha affermato che con la variante «il Comune si appresta a sanare un grande abuso edilizio».
Il riferimento dell’azzurro è al cambio di destinazione d’uso, dal commercio all’ingresso a quello al dettaglio, previsto successivamente all’ultimazione della struttura.
A QUEL PUNTO - anche perché il presidente del consiglio comunale, Giorgio Giovagnoli, non ha immediatamente messo i puntini sulle «i», dopo la pesante sortita di Ravaglioli, ha replicato duramente il vicecapogruppo di maggioranza. Yuri Magrini ha chiesto che la presidenza consiliare recuperi le registrazioni con le affermazioni di Ravaglioli, e le invii alla procura della Repubblica. «Ho avanzato questa richiesta a tutela dell’istituzione consiglio comunale — spiega Magrini — rispetto alle considerazioni che stava facendo Ravaglioli». Nel merito? «Noi non facciamo processi alle intenzioni. Ci dobbiamo basare sulle autorizzazioni rilasciate, riferite al permesse di costruire una struttura di vendita all’ingrosso».
«Ho fatto semplicemente il mio lavoro di consigliere — sostiene a bocce ferme Alessandro Ravaglioli —. Basandomi sulle affermazioni dei vertici di Ikea, comparse sulla stampa e mai smentite da nessuno, che parlavano di punto vendita al dettaglio».
PREOCCUPATO? «Io non ho nessun problema — prosegue l’azzurro —. Resto in atteso del risultato della verifica della Squadra controlli edilizi, che il Comune non ha ancora inviato, su come è stata realizzata la struttura, se per ingrosso o già per dettaglio. Aspetterò sino a fine novembre, fanno 45 giorni dalla richiesta, mi pare un tempo ragionevole».
Dalla minoranza anche l’annuncio di un esposto alla Corte dei Conti, per verificare se sia stata applicata in maniera non giustificata una disparità di trattamento nei costi dei nuovi insediamenti al Caar, tra Ikea e le altre aziende che si vorranno trasferire, a partire dal Mercatone Uno di Valentini. Ikea è stato escluso dal «superstandard» di 200 euro al metro quadro in quanto considerato «soggetto attrattore». In pratica, senza il colosso svedese, l’area non accennava a completarsi.
Il segretario comunale, Laura Chiodarelli, a richiesta di Eugenio Pari (Pdci) sui rischi per i consiglieri comunali sull’ok al «maxi-sconto», ha spiegato che la Corte dei Conti non interviene in automatico in questi casi, a meno non venga rilevata una scelta «irragionevole» da parte di chi amministra. «Vedremo se è stata ragionevole», chiosa l’opposizione.
Che ha presentato eccezioni pregiudiziali a raffica, con Giudici (Popolari Liberali), Casalboni (FI), lo stesso Ravaglioli. Nel mirino il «maxi-sconto», la futura viabilità in zona Caar, modalità nei futuri trasferimenti di altre aziende ecc.
Ieri il sindaco Alberto Ravaioli ha snocciolato alcuni numeri del Caar: partecipato al 60% dal Comune di Rimini, più Provincia, altri Comuni e privati, ha un fatturato annuo sui 100 milioni di euro. E’ tra i pochi Caar in equilibrio finanziario. Estinguerà il debito residuo con lo Stato, di 9 milioni di euro, nel 2014.
«Il comparto pubblico è partito — ha detto il sindaco —, devono partire i comparti privati. La proposta Ikea ci è piaciuta, per il marchio importante, il target popolare, il fatto che non fa concorrenza al nostro commercio al dettaglio nè al centro storico. E perché il suo arrivo mette in moto un processo di sviluppo fondamentale per la nostra logistica, che riteniamo equilibrato. Oltre agli oneri di urbanizzazione, Ikea pagherà 2 milioni di euro di superstandard per il completamento della viabilità pubblica e privata in zona. Di fatto, non paga 200 ma 60 euro al metro quadro, in linea con le ditte sin qui insediatesi. Le risorse che incasseremo con la variante saranno reinvestite a Rimini Nord».
foto by http://www.flickr.com/photos/aranandjennie
Tratto da
Il Resto del Carlino di MARIO GRADARA del 8 Novembre 2008
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