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Rimini, I 'Bislacchi' di Monica Casadei Il cinema del maestro diventa danza

5 Novembre 2009

Solo che Monica Casadei, danzatrice e coreografa, si serve del linguaggio del corpo attraverso la sua compagnia Arte mis; Federico Fellini sublima la realtà in un mondo altro, con il linguaggio delle immagini. Una sintesi suggestiva la offre I bislacchi, lo spettacolo di danza su musiche di Nino Rota, in scena questa sera al teatro Novelli alle 21 (ingresso a invito), per un omaggio a Fellini in collaborazione con la Fondazione Fellini di Rimini.

Lo spettacolo si completa con la proiezione del video Il lungo viaggio diretto da Andrei Khrzanovskij, sceneggiato da Tonino Guerra pure voce narrante, musicato da Alexander Marcendo. Film premiato come miglior documentario sull'arte italiana. I Bislacchi ha debuttato nel 2008 in anteprima a New Delhi, poi in prima a Guadalajara in Messico. In Italia lo si è visto in luglio a Vignale danza; dopo Rimini, sarà al teatro Rossini di Lugo il 12 novembre (solo il balletto senza il film). Da ricordare che la compagnia Artemis è appena rientrata da una tournée in Giappone, Vietnam e Corea. Monica Casadei, nata nel 1966 a Ferrara, padre romagnolo faentino, racconta di Fellini e di danza. Qual è stata la sua motivazione nel "po rta re in scena" Fellini? «Ad esempio i ricordi e gli aneddoti di Giulietta Masina che conservo nel cuore. Suo nipote, mio coetaneo, abitava nel mio stesso palazzo. Da bambini quando veniva a Ferrara, lei ci portava in giro, ad esempio nella carovana di Nando Orfei. Anche nelle estati al mare a Cervia e Cesenatico, ci incontravamo».
Com'era Masina? «La ricordo scatenata, vivace, giocherellona, pratica, ottimista e molto solare. Con lei era sempre festa. Ci invitò anche a casa sua a Roma. Ricordo anche Fellini sebbene non partecipasse ai nostri giochi». Quando è nato I Bislacchi? «In nuce nel 2004, quando un festival francese mi commissionò Fellini's road, spettacolo per circensi, attrici e sei ballerini di Hip hop. Da lì, la voglia di riprenderlo per la mia compagnia di danza». Quale universo felliniano desidera rappresentare? «Il mio incontro con Fellini e Masina è stato di emozioni. Cerco di riportare quella loro filosofia di vita, realistica e surreale, servendomi del linguaggio del corpo. I loro personaggi esistono davvero in Romagna. La prima parte è dedicata ai film "borghesi", da La dolce vita a Ginger e Fred; la seconda a quelli clowneschi come Amarcord. Ciò che mi preme rendere vivo, è il colore e l'energia travolgente». Artemis è fra le poche compagnie italiane che fa tour intercontinentali: com'è la danza nel resto del mondo? «Spesso è povera, ma vanta una tradizione forte e antica. È vissuta con motivazione e appresa con enorme disciplina e rigore. Gode di un pubblico vasto. Quando torniamo a casa, abbiamo l'impressione di essere più... arretrati». Info: 0541-24152.

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Marta Casadei

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