ACCADDE tutto davanti a una pizza, in una sera d’agosto. «Al tavolo eravamo pochi amici, ma pensavamo che Rimini fosse pronta per qualcosa di grande».
ACCADDE tutto davanti a una pizza, in una sera d’agosto. «Al tavolo eravamo pochi amici, ma pensavamo che Rimini fosse pronta per qualcosa di grande».
Era il 9 agosto 1979, Celentano qualche giorno prima aveva riempito lo stadio con un concerto da 20mila persone, e in quella notte d’estate Antonio ed Emilia Smurro, don Giancarlo Ugolini, Alver Metalli, Paolo Biondi, Giorgio Lisi, Marco Ferrini e Domenico Pirozzi decisero che Rimini poteva diventare il palco di una ‘grande rivoluzione’, con incontri, dibattiti, ma anche momenti di festa e di spettacoli. Nacque così il Meeting per l’amicizia dei popoli, la manifestazione di Cl che un anno dopo, nell’agosto 1980, celebrò la prima edizione. Da allora l’evento (il nome si deve a Smurro) è diventata tappa fondamentale di politici, intellettuali, scienziati.
«Oggi è un punto di riferimento — sottolinea orgogliosa la Smurro presidente del Meeting — e non solo per il mondo cattolico».
L’identità cattolica è sempre stata esplicita. Storica fu la visita di Papa Giovanni Paolo II a Rimini, il 29 agosto del 1982...
«Fu una giornata memorabile. Ricordo le frenetiche settimane di preparazione, e quell’interminabile mezz’ora mentre attendevamo il Papa alla vecchia fiera. Terminato il suo discorso si rivolse a me e disse: E adesso? Ci sarebbero delle domande, Sua Santità, gli risposi io. E lui: avanti con le domande… Giovanni Paolo ci ha consegnato la nostra missione: generare una civiltà che nasca dalla verità e dall’amore».
Dal Meeting sono passati madre Teresa di Calcutta (1987) e l’allora cardinal Ratzinger (1990), il Dalai Lama, le personalità del mondo israeliano e arabo, il segretario Onu Gali e Helmut Kohl, e artisti come Ionesco, solo per citarne alcuni. Chi avrebbe voluto sul palco del Meeting, e non è mai venuto?
«Il grande rimpianto è per Solgenitsyn (morto nel 2008) non ce l’ha mai fatta per motivi di salute».
I politici italiani, in compenso, rinunciano volentieri alle vacanze per essere al Meeting…
«Alcuni vengono quasi ogni anno. Noi invitiamo tutti senza preclusione, ma non paghiamo nessuno: rimborsiamo solo viaggio e hotel».
Ma se venisse Tony Blair…
«Lo inseguiamo da anni, stiamo aspettando una risposta. Ma anche lui, se verrà, non sarà certo per soldi. Il Meeting è una grande esperienza anche da questo punto di vista. Ionesco ha detto: se fossi venuto prima qui, la mia vita sarebbe cambiata. Era rimasto impressionato dallo spirito del Meeting e dai suoi volontari».
I volontari sono la spina dorsale della kermesse?
«Senza di loro il Meeting non si farebbe. Ma non solo rendono possibile l’evento: sono loro a creare quest’incredibile ambiente che è il Meeting. E lo spirito riminese dell’accoglienza si sente».
Quando il Meeting ha dato a Rimini, e quanto da Rimini ha ricevuto?
«Abbiamo allungato la stagione turistica, tutti gli anni riempiamo gli hotel a fine agosto. Ma è anche un contributo sociale, culturale: con il Meeting Rimini ha iniziato a imporsi anche per i dibattiti, le mostre. Rimini al Meeting ha dato le sue strutture, la sua accoglienza. Un matrimonio perfetto».
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