L'evoluzione del territorio è testimoniata da foto, documenti originali, giornali d'epoca, cartografie e da alcune "chicche", tra cui i leoni di Filogenio a guardia sul cancellone della fabbrica e le immagini della preziosa statua di Agrippina minore (che ora si trova al Metropolitan Museum di New York) risalente ad epoca romana e ritrovata nel loco dove poi fu costruita, appunto, la fornace.
La fabbrica sarà al centro dell'esposizione, grazie anche ai tanti materiali acquisiti con notevole difficoltà dal comitato organizzatore.
"La mostra vuole ricreare una situazione che i giovani di oggi non conoscono - spiega la curatrice Manuela Fabbri, il cui bisnonno fu fondatore della fabbrica - e per realizzare questo scopo abbiamo utilizzato suggestioni particolari, usando colori, suoni e profumi".
Per fare conoscere questo importante brano di storia locale, sono esposti anche documenti della famiglia, a testimonianza del clima sociale e culturale dell'epoca.
Una delle curiosità, scovate nei cassetti da Manuela Fabbri, riguarda la ricevuta di versamento al partito comunista di nonno Luigi
"La nostra era una famiglia di industriali borghesi - spiega la curatrice -. Una famiglia anche di armatori, che portava i laterizi dalla Dalmazia, allora facente parte dell'Austria".
Insomma, uno spaccato affascinante di storia del territorio di cui la fornace Fabbri era parte integrante.
Ma la fabbrica, primaria testimonianza di archeologia industriale, fu distrutta nonostante la campagna per salvarla portata avanti dallo storico Piergiorgio Pasini sulle colonne del settimanale Il Ponte nel 1979.
All'allestimento della mostra hanno partecipato numerosi esperti e studiosi, fornendo dati e documenti e impegnandosi nelle ricerche. "Mi auguro che tutto questo patrimonio di conoscenze non vada perduto - auspica Manuela Fabbri - e che l'ente pubblico intervenga con un aiuto finanziario per pubblicare un volume in cui raccogliere il materiale esposto".
Tratto da
Corriere Romagna del 12 Ottobre 2007
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