NON CHIEDETE a Marco Goldin quanti visitatori si aspetta per questa mostra. E nemmeno chiedetegli se questa è solo la prima di una serie di esposizioni, che il grande critico d’arte e imprenditore intende portare a Rimini.
NON CHIEDETE a Marco Goldin quanti visitatori si aspetta per questa mostra. E nemmeno chiedetegli se questa è solo la prima di una serie di esposizioni, che il grande critico d’arte e imprenditore intende portare a Rimini.
Ma di sicuro l’esposizione che aprirà il 10 ottobre a Castel Sismondo, Da Rembrandt a Gauguin a Picasso, «resterà nella storia di Rimini». Un evento eccezionale, come ha sottolineato ieri mattina lo stesso Goldin presentando la mostra che sarà realizzata con la Fondazione Carim. Unico, perché «per la prima volta, grazie ad una fortunata coincidenza, abbiamo l’occasione di portare in Italia 65 capolavori del Museum of fine arts di Boston, che chiude alcune sale in vista dell’inaugurazione della sua nuova ala (firmata dall’architetto Foster, ndr)».
Unico, perché questa mostra, le cui opere sono state selezionate personalmente da Goldin e ottenute in prestito «grazie ai miei buoni rapporti con il museo di Boston», la si potrà vedere «solo a Rimini. Non è una delle tante mostre di giro, ma un evento unico solo per Rimini. E quando l’esposizione sarà chiusa, il 14 marzo del 2010, le opere torneranno a Boston». Un’operazione nuova per il ‘re Mida’ delle grandi mostre in Italia, capace di portare oltre 2 milioni di visitatori in sei anni nelle esposizioni fatte a Treviso, e 2 milioni e mezzo nei cinque anni di mostre a Brescia. Quella Brescia che grazie a Goldin e alla sua Linea d’ombra (la società fondata dal critico nel 1996, che si occupa dell’organizzazione di mostre), «è passata da essere la città del tondino, delle fonderie, a capitale dell’arte italiana». Ora Goldin ci riprova con Rimini. Con una mostra che permetterà di ammirare a Castel Sismondo, i capolavori di Tintoretto e Tiepolo, di Canaletto e Veronese, ma soprattutto dei grandi pittori francesi, fiamminghi, inglesi, spagnoli. Si va da El Greco a Van Dyck, da Constable a Degas, da Renoir a Matisse, e poi Braque, Rembrandt, Manet, Cezanne, Gauguin e Van Gogh, di cui sarà esposta la celebre Capanna dei doganieri (uno degli ultimi quadri dipinti dal maestro prima di morire), Picasso.
Una mostra nella mostra quella con i quadri di Monet: saranno ben 6 le tele dell’artista presenti a Rimini, tra cui una famosissima versione del Ponte giapponese. In pratica, metà dei capolavori di Boston («il secondo museo americano, dopo il Metropolitan») per oltre cinque mesi sarà a Rimini. Non è un caso che «in tre giorni, e senza fare pubblicità, abbiamo già ricevuto quasi mille prenotazioni».
Le aspettative sono tante, anche perché Goldin e Linea d’ombra hanno deciso di accompagnare l’evento a Rimini con un’altra mostra, sempre a Castel Sismondo. «Ho chiesto — anticipa Goldin — a 20 pittori italiani contemporanei di realizzare quadri ispirati all’Italia. Titolo Pittura d’Italia. Luoghi veri e dell’anima».
Un terzo evento è stato ideato dal riminese Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani ed ex ministro. «Sarà una sorta di mostra itinerante, che accompagnerà i visitatori da Castel Sismondo fino alla domus, al Tempio Malatestiano e agli altri monumenti di Rimini».
Goldin ha in mente anche «una quarta mostra», che potrebbe concretizzarsi nelle prossime settimane. Sia lui che Aureli, presidente della Fondazione Carim, non escludono che «questo evento possa essere l’inizio di una lunga collaborazione», anche se per il momento non esistono accordi per altre mostre. «Se ne riparlerà — chiude Goldin — eventualmente per il 2011».
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