RIMINI. La spiaggia riminese potrebbe essere.travolta dal ciclone generato dai sequestri al Bagno 26: 'le strutture precarie sono infatti soggette a concessione edilizia, a differenza di quanto previsto dal Piano spiaggia. Le associazioni di categoria sono preoccupate e stanno chiedendo l'intervento dell'amministrazione. Il rischio? Sigilli come se piovesse.
La questione è nota ed è legata a tre gazebo sequestrati questa estate dalla polizia municipale al Bagno 26. Nelle aule di giustizia sono stati compiuti passaggi che potenzialmente potrebbero cambiare le abitudini balneari. In sintesi: il pm ha chiesto la convalida del sequestro, il gip l'ha rigettata, il pm ha impugnato il diniego rivolgendosi al tribunale del riesame.
Sentenza? Sequestro confermato. In pratica si stabilisce che un manufatto non è provvisorio solo perchè può essere rimosso. Tutto questo - si legge nella sentenza - è disatteso dalla «consolidata giurisprudenza», perchè quando si parla di urbanistica la natura precaria di un manufatto non è legata alla destinazione temporanea «soggettivamente data all'opera dall'utilizzatore», ma deve «riconnettersi a una intrinseca destinazione materiale dell'opera a un uso realmente precario per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, con la conseguente sollecita eliminazione del manufatto alla cessazione dell'uso»
Papale papale. Per le strutture in legno e i gazebo in genere, il Piano spiaggia non prevede permessi speciali. Oggi il Tribunale dice esattamente il contrario: serve il rilascio della vecchia concessione edilizia. La differenza non è di poco conto. Chiunque conosce la spiaggia riminese e la "fantasia" del bagnini, sa bene che difficilmente il sistema potrebbe sopravvivere a una campagna di esposti da parte di cittadini' (interessati a vederci chiaro) e ai successivi controlli della polizia municipale. E non è detto che le verifiche si fermino sulla battigia.