Stasera il concerto in piazza Prampolini. Ma nel cassetto il batterista tiene delle splendide poesie
Stasera il concerto in piazza Prampolini. Ma nel cassetto il batterista tiene delle splendide poesie
GIGI CAVALLI COCCHI, classe 1956, batterista con Ligabue per 6 anni (fino al 1994, ma con uno storico rientro al suo fianco nel 2005, al concerto al Campovolo, davanti a 200.000 spettatori), poi "anima" o membro di band e gruppi famosi come "Clan Destino", "C.S.I." e "Mangala Vallis", è noto soprattutto per l'attività musicale, che l'ha portato, nell'estate 2006, a pubblicare il Cd "Canossa" e, quest'anno, a realizzare quel "progetto Matelda" di cui fa parte il bellissimo album "Leggende" che presenterà stasera alle 21 in Piazza Prampolini.
POCHI, anche fra gli amici più cari, pur conoscendo il suo lungo e apprezzato lavoro di disegnatore, di grafico e di umorista, sanno che è un grande poeta. La sua musa, per ora nascosta o svelata con estrema ritrosia, è soprattutto familiare, legata in gran parte a quel padre che lui ha tanto amato e che rimpiange e fa rivivere in versi di toccante sincerità e di squillante armonia. A lui, Gigi Cavalli Cocchi deve gran parte dell'amore che prova per il mito e la storia di Matilde di Canossa e per l'Appennino Reggiano.
«HO IMPARATO ad amare le montagne - spiega - da mio padre, che ne era un grande conoscitore. Specialmente delle montagne, colline e borghi della nostra terra. La mia infanzia è trascorsa spesso tra boschi e cime, dalla Valle d'Aosta alle Dolomiti. Poi ci sono stati gli anni sereni dell'adolescenza fatti di estati a Vetto, camminate sulla Pietra di Bismantova e gite al Ventasso. Allora dal terrazzo di casa, a Reggio, si vedevano tutti i nostri monti. Mio padre li disegnava uno ad uno, col dito, ammirandoli e chiamandoli per nome. Carpineti era una delle sue mete preferite degli ultimi anni. Con un gruppo di amici, uniti dalla stessa passione, saliva tutte le settimane verso monte».
RIPORTANDO le parole di Massimo, un abitante della Castagneda ("Siamo stati risvegliati da un canto di montagna"), esclama: «Si erano fermati sotto casa sua per una sosta e si erano messi a cantare, come spesso capitava loro di fare. Mi sembra di vederli. Come mi pesa il non poterli mai più vedere. Ho perso mio padre nel 2003 e l'anno dopo ho preso una piccola casa in sasso immersa in uno spicchio di paradiso. Chissà se lui conosceva questo posto sperduto tra i boschi di Carpineti. Mi piace pensare di sì, e che io non ci sia capitato per caso».
A POCA DISTANZA sorge il Castello delle Carpinete, dimora estiva della grande Contessa; Gigi canticchia qualche verso del Cd "Canossa", l'opera rock in sette episodi in cui ha coordinato altrettanti gruppi reggiani nella rievocazione dell'epopea di Matilde: "Sussurrata dal vento delle colline/ la storia di queste mura./ Qui io nacqui da pietra,/ anima di fiume?".
DEDICATA al padre è la poesia, "Ti ritroverò": «Ti ritroverò percorrendo questo sentiero/ Ti ritroverò in questi boschi d'autunno/ Ti ritroverò nel volo del falco / Nei colori di questo tramonto, Ti ritroverò / Ti respirerò nell'aria pungente del mattino / Ti respirerò nel profumo di legno e foglie / Ti respirerò nel sapore di castagno e more / Nell'erba e nella neve, Ti respirerò / Ti sentirò nel crepitio del fuoco / Ti sentirò in un canto di montagna / Ti sentirò nel vociare del ruscello / Nel silenzio di questa valle, Ti sentirò / Ti rivedrò nel mio sguardo / Ti rivedrò nei segni del mio viso / Ti rivedrò in ogni mio gesto / In ogni battito del mio amore, Ti rivedrò / Papà»